Leone (Csm): “Le sanzioni disciplinari ai magistrati? Servono a poco”

E’ la domanda delle domande: quando un giudice sbaglia, paga? Nell’Italia dei 26 mila tra errori giudiziari e casi di ingiusta detenzione, dei 1000 innocenti risarciti ogni anno, degli oltre 760 milioni di euro spesi dallo Stato nell’ultimo quarto di secolo tra indennizzi e risarcimenti, la questione della responsabilità civile dei magistrati è un tema cruciale. Tralasciando per un attimo la possibilità che il cittadino ha di rivalersi nei confronti del magistrato che ritiene averlo danneggiato, c’è un altro aspetto essenziale: i procedimenti disciplinari nei confronti delle toghe. Il meccanismo che li prevede è efficace? Stando alle parole del Presidente della Sezione disciplinare del CSM, Antonio Leone, sembrerebbe proprio di no. Ma vediamo di capirne di più.

Antonio Leone
Antonio Leone, presidente della Sezione disciplinare del Csm.

Intervenendo a LexFest, il festival nazionale dedicato alla giustizia e agli operatori del diritto e dell’informazione che si è da poco svolto a Cividale del Friuli, Antonio Leone ha sottolineato come oggi le sanzioni disciplinari sui magistrati siano poco efficaci: “Molti sostengono che se una persona viene prima condannata da un magistrato e poi assolta da un altro magistrato significa che la giustizia funziona. Chi lo dice dimentica che nel frattempo la persona interessata ha subito la galera, in alcuni casi la gogna. È inevitabile quindi fare una riflessione sull’operato dei magistrati. Il procedimento disciplinare, così com’è, funziona. Ciò che non funziona è che alla fine il magistrato non paga, perché manca l’efficacia della sanzione disciplinare”.

Insomma: il procedimento disciplinare scatta, ma quando si chiude con una sanzione, questa non ha alcun effetto negativo sulla valutazione di professionalità: “Potrei portare molti nominativi di magistrati condannati in via disciplinare per i ritardi di elaborazione degli atti”, ha aggiunto Leone, “ma che non hanno subito alcun effetto negativo sulla loro valutazione di professionalità. Il problema è che non c’è alcun nesso tra sanzione disciplinare e valutazione di professionalità. Ma bisogna avere il coraggio di dire che quando un magistrato viene condannato con una sanzione, quella condanna deve influire sul suo avanzamento di carriera”.

Le dichiarazioni di Antonio Leone si vanno ad aggiungere ad altre prese di posizione autorevoli quanto precise sulla stessa questione. Tra i più convinti della necessità di intervenire suli criteri di avanzamento delle carriere e sull’aspetto disciplinare per i magistrati che sbagliano, l’ex Procuratore di Venezia Carlo Nordio. Non solo: è di qualche giorno fa l’intervento del Presidente del TAR della Toscana, Armando Pozzi, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario amministrativo della Regione (“Una volta magistrato, ti cacciano solo se commetti il più nefando dei delitti”).

 

Benedetto Lattanzi & Valentino Maimone