NON VOLTARTI INDIETRO / Primo piano     Pubblicata il 14 Luglio 2017

“Non voltarti indietro”, a Nettuno si parla di errori giudiziari

A un anno esatto dalla sua uscita, il nostro docufilm “Non voltarti indietro” continua a girare l’Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema degli errori giudiziari e dei casi di ingiusta detenzione in Italia. L’occasione è stata una partecipazione come evento speciale al “Nettuno International Film Fest Tracce Cinematrografiche”, un festival di cortometraggi a tema sociale giunto alla sesta edizione presso la città di mare in provincia di Roma.

Anche questa volta, come nelle ormai quasi 20 tappe tra Italia ed Europa toccate dal nostro docufilm (scritto e prodotto da Benedetto Lattanzi, Valentino Maimone e Stefano Oliva di Errorigiudiziari.com, per la regia di Francesco Del Grosso), il risultato è stato molto positivo. La sera del 22 giugno, nella magnifica arena all’aperto ricavata all’interno dello storico Forte Sangallo, un pubblico attento e interessato a seguito in silenzio e con grande partecipazione l’intrecciarsi delle vicende giudiziarie dei cinque protagonisti di “Non voltarti indietro”: l’imprenditore di moda Fabrizio Bottaro, la commercialista Daniela Candeloro, l’impiegato provinciale Lucia Fiumberti, il dipendente delle Poste Vittorio Gallo e l’assessore comunale Antonio Lattanzi. Tutti costretti a vivere la tremenda esperienza del carcere da innocenti.

Al termine, i due produttori Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone si sono volentieri concessi alle domande del pubblico, che sono giunte numerose. A prevalere, come molto spesso accade, è la sensazione di incredulità che si prova nel conoscere i numeri del fenomeno degli errori giudiziari in Italia: già soltanto il riferimento alle oltre 25 mila vittime di ingiusta detenzione ed errori giudiziari negli ultimi 25 anni suscita stupore, indignazione e solidarietà. Quando poi si passa a descrivere ciò che le migliaia di innocenti finiti in carcere sono stati costretti a subire, le domande si fanno ancora più fitte. Segno che la sensibilità su questi temi, in Italia, è per fortuna più alta di quanto possiamo immaginare.