Innocenti in carcere

Dal 2003 al 2007, cinque persone al giorno in carcere senza colpa

Qui c’è poco da introdurre, ambientare, ricamare. Qui c’è da leggere e riflettere. Si parla di ingiusta detenzione cautelare, vale a dire quegli episodi in cui l’autorità giudiziaria, nella fase d’indagine, dispone un arresto che poi si rivela per l’appunto illegittimo. Ed ecco allora i numeri ufficiali del ministero della Giustizia, calibrati sulle cause di risarcimento che tali ingiustizie hanno poi originato: in cinque anni, dal 2003 al 2007, sono stati complessivamente 9.557 i procedimenti di questo genere arrivati a sentenza nelle Corti d’Appello italiane. Parliamo di innocenti in carcere, persone private della loro libertà personale senza una ragione valida.

Novemilacinquecentocinquantasette. Cioè, in cinque anni è stato accertato l’arresto ingiusto di quasi diecimila persone – diecimila persone innocenti in carcere. Che poi vuol dire una media di circa cinque al giorno. Cinque persone ogni giorno ingabbiate senza che ce ne fosse motivo. Scusate l’insistenza, ma si fa fatica a crederci. E, come detto, trattasi di dato aggiornato al 2007, dunque il numero è ulteriormente cresciuto. In questo senso, alla fine del 2008 erano 947 i procedimenti del genere pendenti in Cassazione, e dunque senza contare quelli che non hanno avuto bisogno del terzo grado di giudizio e si sono fermati in Corte d’Appello, perché quest’ultimo dato non è ancora disponibile. Di certo, come sottolinea ironicamente un funzionario del ministero della Giustizia, “nel nostro Paese c’è una certa larghezza di vedute, quando si tratta di custodia cautelare”. Difficile dargli torto.

C’è poi la questione, di certo secondaria ma comunque da registrare, del “costo” che cotanta leggerezza nell’ammanettare la gente ha per le casse pubbliche. Un calcolo che è stato fatto dall’Eurispes, elaborando i dati del ministero dell’Economia, perché è poi quest’ultimo che contabilizza. E dunque, sempre fra il 2003 e il 2007, lo Stato ha dovuto sborsare in risarcimenti per custodia cautelare illegittima 206 milioni di euro, con il picco degli oltre 54 milioni del 2004. A cui bisogna poi aggiungere i 7 milioni che invece sono stati riconosciuti a chi è stato processato e condannato ingiustamente. Dato, questo, che tra l’altro è in crescita: nel 2006 questi errori giudiziari avevano portato a risarcimenti di poco superiori al milione di euro, mentre un anno dopo hanno superato i due milioni.

Cifre che, in tutta onestà, appaiono anche contenute, rispetto alla terribile prospettiva di trascorrere da innocente del tempo in cella. D’altronde, per un giorno di galera iniqua, lo Stato riconosce un indennizzo di 235,83 euro: come dire che, dopo che ti sei fatto un mese di ingiusta prigione – rancio, ora d’aria, secondini e tutto il resto, e tu sei innocente – ti mettono in mano più o meno 7mila euro e ciao. Nel caso di arresti domiciliari, sempre disposti ingiustamente, la cifra scende a 117,91 euro al giorno. E c’è poi il tetto massimo di risarcimento per gli innocenti in carcere: poco più di 500mila euro, più precisamente 516.456,90, che poi corrisponde al miliardo di lire d’una volta. È quanto ha chiesto, tanto per citare uno dei casi più recenti e clamorosi, il papà dei bambini di Gravina, imprigionato dai magistrati e additato dalla nazione intera come “il mostro”, mentre poi s’è scoperto che i due piccoli erano morti per un tragico incidente.

Perché poi, il problema è che il serpente s’è ormai morso tutta la coda. Analizzando i dati annuali sulle cause di risarcimento intentate dagli innocenti in carcere, si vede infatti che sono più quelle che vengono intentate rispetto ai procedimenti chiusi. Nel 2006, per esempio, sono stati 1.833 i risarcimenti distribuiti, ma contestualmente sono arrivate altre 2.167 richieste. E così anche nel 2007: 1.960 cause chiuse, 2.039 aperte.

Tragicamente interessante è anche dare un’occhiata ai numeri delle singole Corti d’Appello. E, come aveva già notato il Corriere del Mezzogiorno, il poco invidiabile record di “procedimenti di riparazione per ingiusta detenzione” se l’aggiudica Napoli: a fine 2007, erano addirittura 497 le cause del genere pendenti, più di Roma e Milano e Bologna e Firenze e Brescia messe insieme. E nel corso dell’anno, a fronte di 196 fascicoli chiusi, se ne sono aperti altri 335. Ed è vero che, nel capoluogo partenopeo, i magistrati devono affrontare una situazione gravissima dal punto di vista della criminalità, ma insomma, c’è da sottolineare che il ruolino di marcia del 2007 conferma la tendenza degli anni precedenti: nel 2006, sono stati 153 i processi di questo genere portati a termine, 330 quelli intentati. In questo senso, c’è da dire che anche Bari è un disastro: alla fine del 2007 erano ben 382 le cause pendenti, dopo che durante l’anno ne erano state chiuse 86 e aperte 135. D’altro canto, da segnalare invece il record virtuoso di Torino: sempre nel 2007, zero procedimenti per ingiusta detenzione. Come dire: ma allora si può.

D’altronde, il sistema-giustizia in Italia ha criteri di giudizio a volte difficili da comprendere. Per esempio, non sono previsti indennizzi per un’imputazione ingiusta, se questa non ha portato all’arresto del malcapitato. Così dice la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11252 del 13 marzo 2008: “In tema di danni provocati dall’attività giudiziaria, l’ordinamento vigente prevede la riparazione del danno, patrimoniale e non, patito per: a) custodia cautelare ingiusta; b) irragionevole durata del processo; c) condanna ingiusta accertata inn sede di revisione, ovverosia errore giudiziario. Non prevede invece alcun indennizzo per un’imputazione ingiusta rivelatasi infondata a seguito di sentenza di assoluzione”. Zitto, dunque. E arrivederci.

(fonte: Libero)
Ultimo  aggiornamento: 16 marzo 2009

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