manette euro indennizzi per ingiusta detenzione

Allo Stato gli indennizzi costano troppo, quindi li ostacola

Lo Stato si è reso conto di spendere troppo in indennizzi per ingiusta detenzione, quelle somme che vengono corrisposte a chi viene arrestato salvo poi essere assolto. Ma invece di cercare soluzioni concrete per contenere il numero altissimo di casi che si verificano ogni anno in Italia, preferisce tagliare l’entità degli indennizzi (o magari non pagarli proprio). Sembra assurdo, ma è proprio così: era da diverso tempo che lo sospettavamo, ma ora possiamo dire di averne la certezza. E in questo articolo vi spieghiamo il perché.

Quanto spende ogni anno lo Stato per la ingiusta detenzione

Ogni anno lo Stato versa in media circa 27 milioni e 400 mila euro in indennizzi per ingiusta detenzione (sommando anche i risarcimenti per errori giudiziari si arriva a quasi 29 milioni l’anno). Dal 1992 al 2020 fanno quasi 795 milioni.

Nel 2020 la spesa in indennizzi per ingiusta detenzione è stata di 37 milioni di euro, ma in passato è capitato di peggio. Per dire: nel 2011 furono 47 milioni, nel 2004 55 milioni. Ma in generale la tendenza si mantiene abbastanza costante, al ritmo di 55 euro al minuto.

Ora: che cosa ci si aspetta da uno Stato che voglia davvero affrontare una situazione simile? Di fronte all’emergenza, servono anzitutto interventi concreti per ridurre il numero di arrestati poi riconosciuti innocenti. E invece, al di là di sporadiche dichiarazioni, il nulla.

Anzi, succede proprio l’opposto. Invece di preoccuparsi di come far calare i casi di ingiusta detenzione, lo Stato fa di tutto per contenere le somme che escono dalle sue casse per gli indennizzi. Come a dire: “Ho sbagliato, ma siccome non ho soldi ti risarcisco un po’ meno” .

Così lo Stato ostacola gli indennizzi

Che prove abbiamo per dire questo? Vediamo. Ogni anno i tre quarti delle domande di riparazione per ingiusta detenzione (nel 2020 il 77%) vengono respinti con le motivazioni più astruse (e presto ci occuperemo anche di quelle).

E ancora: gli importi degli indennizzi per ingiusta detenzione non si allontanano mai troppo dai minimi di legge; le ordinanze con cui le corti d’appello determinano le somme sono quasi sempre impugnate dall’Avvocatura dello Stato per il ricalcolo (al ribasso) dell’entità.

Ma la conferma definitiva arriva direttamente dal Sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto: «Inutile negarlo, c’è una tendenza restrittiva, perché gli oneri dell’equa riparazione per ingiusta detenzione non sono pesanti: sono pesantissimi», ha detto il 3 febbraio scorso durante un’intervista a Radio 24 per il podcast “Una cosa per volta”.

Ma se invece di preoccuparsi solo di stringere i cordoni della borsa, adottassimo misure concrete contro l’ingiusta detenzione cronica in Italia? Se tornassimo alla ratio della custodia cautelare, applicandola col contagocce invece che con l’idrante? È davvero impossibile?

 

Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone

Articoli correlati