innocenti invisibili

Innocenti e invisibili: quante vittime della giustizia sfuggono alle statistiche

Le vittime di errori giudiziari in Italia sono tante, tantissime. Ma sono davvero quelle trentamila accumulate nel corso degli ultimi trent’anni, come dicono le statistiche? No, sono molte, ma molte di più. E se vi dicessimo che alla già nutrita schiera di arrestati e condannati da innocenti, vittime di errori giudiziari e ingiusta detenzione, dovremmo aggiungere almeno altre ventimila “innocenti invisibili”? Non sarebbe un’esagerazione, ma un numero molto vicino alla realtà: il totale porterebbe a un esercito di oltre cinquantamila persone, l’equivalente dei residenti di città come Civitavecchia o Agrigento. Che cosa ce lo fa dire? I dati di fatto, il contesto e un pizzico di buon senso. Seguite il nostro ragionamento.

Quanti sono gli innocenti “ufficiali”

Come avrete ormai imparato leggendo i nostri articoli, negli ultimi trent’anni la giustizia italiana ha messo insieme la bellezza di circa 30 mila persone indennizzate per ingiusta detenzione o risarcite per errore giudiziario. Un numero monstre che cresce al ritmo di circa mille nuovi casi l’anno, per una spesa complessiva di circa 900 milioni di euro.

Di solito, però, nessuno sembra tenere conto di una fetta enorme di popolazione che sfugge alle statistiche. Noi di Errorigiudiziari.com lo andiamo dicendo da molto tempo, per comodità li abbiamo chiamati “Innocenti invisibili”. Chi sono? Li abbiamo raggruppati, per comodità, in tre categorie.

I disgustati dalla giustizia

Nella prima rientrano coloro che, una volta conclusa positivamente la loro vicenda giudiziaria, sono talmente vinti e stanchi da non voler più saperne di aule giudiziarie, carte bollate, rapporti con avvocati e magistrati. E di conseguenza rinunciano anche alla possibilità di presentare un’istanza di riparazione per ingiusta detenzione, sostenuti dalla prospettiva che l’entità del risarcimento sarebbe comunque risibile.

I dissanguati dalla malagiustizia

Poi, ed è la seconda categoria, ci sono coloro che pur facendosi forza e volendo continuare la loro battaglia per un indennizzo, non hanno però le risorse necessarie per affrontare le spese legali che servono per la presentazione della domanda. Qualunque procedimento giudiziario assorbe tanto denaro, chi lo vive in prima persona è spesso costretto a vendere i propri averi per resistere fino alla fine.

I respinti per un cavillo

Infine c’è la categoria più numerosa, o quanto meno quella che è più facilmente calcolabile: mette insieme tutti coloro che si sono visti respingere l’istanza di riparazione per ingiusta detenzione, perché hanno contribuito con colpa grave a causare l’applicazione della misura cautelare in carcere o agli arresti domiciliari. Soprattutto se consideriamo la recente, ma ormai sempre più seguita tendenza giurisprudenziali secondo cui nel concetto di “colpa grave” rientrerebbe il fatto di essersi avvalso della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio di garanzia. Un diritto riconosciuto all’indagato, eppure troppo spesso disatteso. Quanti sono gli “innocenti invisibili” di questa categoria? È presto detto. Fino a oggi non erano disponibili dati ufficiali sul totale delle domande di indennizzo respinte in tutta Italia, dunque noi di Errorigiudiziari.com ci eravamo basati sui numeri che eravamo riusciti a ottenere localmente: in media, circa il 70%, come confermato anche dai dati della V Sezione penale della Corte d’Appello di Milano.

Quanti sono gli innocenti invisibili

Oggi, però, c’è un elemento in più da tenere presente: il Ministero della Giustizia (rispondendo a una recente interrogazione parlamentare dell’onorevole Enrico Costa) ha reso noto che nel 2020 le istanze di riparazione per ingiusta detenzione respinte, rispetto al totale di quelle presentate, sono state l’equivalente del 77%. Ebbene, se anche volessimo abbassare prudenzialmente questa percentuale a un 50-60%, dovremmo considerare altre 15-18 mila potenziali vittime di ingiusta detenzione. E ciò ci porterebbe a quel numero spaventoso di circa 50 mila persone arrestate o condannate senza colpe. Senza neanche contare le altre categorie di “innocenti invisibili” di cui vi abbiamo parlato.

«Quella degli “innocenti invisibili” è una questione molto seria che è purtroppo sottovalutata», osserva l’avvocato Riccardo Radi del Foro di Roma. «In particolare l’aspetto delle istanze di riparazione per ingiusta detenzione che vengono respinte, il cui dato ufficiale è davvero sorprendente per la sua entità. Certo, a leggere i dati del Ministero della Giustizia ci sono anche numeri in controtendenza: a Caltanissetta, per esempio, le domande respinte sono state soltanto il 12%, a Salerno il 40%, a Catanzaro il 45%. Ma non bastano certo queste poche città a raddrizzare una situazione chiaramente emergenziale».

 

Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone

Ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2021

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