Martin Klapfer

“Arrestato e costretto a dimettermi, ho perso libertà e lavoro. Ora chi mi ripaga?”

«Quando si sono presentati a casa mia con un mandato d’arresto, alle 7.30 in punto di quel maledetto 24 ottobre 2013, sono caduto dalle nuvole. Io in carcere per corruzione? Impossibile, da non credere. Ecco, il mio incubo è iniziato così». Martin Klapfer è l’imprenditore altoatesino che quattordici mesi fa è stato arrestato e il 22 dicembre 2014 è stato assolto con formula piena dal Tribunale collegiale di Verona a chiusura del processo Agec di primo grado. L’1 marzo 2018, la sentenza verrà confermata anche dalla Prima sezione penale della Corte d’Appello di Venezia.

L’intervista che segue è stata rilasciata dallo stesso Martin Klapfer al Corriere di Verona, qualche giorno dopo l’assoluzione di primo grado.

Innanzitutto come sta, signor Klapfer?

«Come chi è appena tornato dall’inferno… Diciamo che, dopo un incubo durato un anno e due mesi, la mia vita è ricominciata alle 16 del 22 dicembre 2014 (giorno e ora della sentenza che l’ha assolto, ndr). Il problema è che nessuno potrà mai restituirmi tutto ciò che quest’assurda vicenda mi ha tolto».

A cosa si riferisce?

«Il sottoscritto è una vittima della malagiustizia che, da un momento all’altro, mi ha portato via alcune delle cose più importanti che possedevo e che mi ero guadagnato sul campo: parlo della libertà, del lavoro, della reputazione, dell’immagine».

Partiamo dalla libertà.

«Ho trascorso 47 giorni rinchiuso in carcere, poi per altri sei mesi sono stato costretto a rimanere agli arresti domiciliari, quindi fino ad agosto 2014 mi hanno imposto l’obbligo di dimora a Bressanone, infine ero soggetto all’obbligo di firma quotidiano. Quest’ultima misura cautelare, la più leggera, è decaduta soltanto alla lettura della sentenza». 

E sul lavoro?

«Fino al 24 ottobre 2013 ero amministratore delegato della Seeste Bau, la maggiore impresa immobiliare in Alto Adige, e di altre 5-6 aziende collegate. Ora, di fatto, non ho più un lavoro: quando mi hanno arrestato per corruzione, ho dovuto dimettermi da tutte le cariche. Non solo: ero nella Seeste da 35 anni,avevo una quota del 10%, dopo il mio arresto l’azienda ha visto precipitare i suoi affari ed è ricorsa a un aumento di capitale. Quindi, io ci ho perso sia l’incarico che il denaro».

Dopo il verdetto, il pm avrebbe chiesto al Tribunale di restituire a lei, Martin Klapfer, i beni posti sotto sigilli.

«No, è falso: i beni sequestrati sono della Seeste, io non ho più nulla e sono fuori da tutto». 

Martin Klapfer, lei era accusato di aver corrotto l’ex dg Agec Sandro Tartaglia per aggiudicarsi il bando su Fondo Frugose.

«In vita mia non ho mai corrotto nessuno, i miei affari li ho sempre gestiti legalmente. Tartaglia era il mio unico interlocutore per quell’appalto, ma tra noi non c’era alcuna confidenza: ci siamo sempre dati del “lei” e lo facciamo tuttora».

E il famigerato appartamento che lei ha venduto a Tartaglia a Bressanone? Secondo la procura sarebbe stato il prezzo della corruzione…

«Macché: nel 2011, in piena crisi economica, gliel’ho venduto con uno sconticino di 15mila euro. Vista la difficilissima congiuntura finanziaria, ci avrei messo la firma a concludere altri affari così. Altro che corruzione…». 

Chi le è stato più vicino in questa vicenda?

«La mia famiglia, guai se non l’avessi avuta vicina sempre e in ogni istante».

Dopo l’assoluzione è scoppiato in lacrime.

«Per me è stata una liberazione. Doveva finire così perché sono innocente, ma non era certo al 100% che sarebbe andata così: mi è sembrato un processo più politico che giudiziario».

A proposito di politica, il sindaco Tosi ha speso parole per lei.

«Mi ha fatto piacere che abbia denunciato l’ingiustizia di cui sono stato vittima. Ora chiederò i danni per l’ingiusta detenzione, ma chi mi ripagherà per tutto ciò che ho perso?»

Lei fa ancora parte del collegio edile nell’ambito dell’associazione industriali dell’Alto Adige: come lo vede il suo futuro imprenditoriale?

«Mi metterò in proprio: nel 2015 dovrò ricominciare tutto da zero. Anzi, dalle uniche cose che questa storiaccia non è riuscita a portami via: gli affetti e la dignità di persona onesta».

 

(fonte: Corriere di Verona)

Ultimo aggiornamento: 2 marzo 2018

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