Libri     Pubblicata il 20 giugno 2018

Giudice, alzatevi!

“Giudice, alzatevi!” è la testimonianza di un procuratore della Repubblica piemontese, Aldo Ferrua, che si ritrova imputato dopo trent’anni di onorata carriera. La sua innocenza appare evidente fin dall’inizio, ma rimane rispettoso delle decisioni dei suoi colleghi, si difende e viene assolto. La sua è tuttavia una vittoria amara: forza morale messa alla prova, salute psicofisica compromessa, gravissime sofferenze per se ed i suoi amici.

Giudice, alzatevi! copertina“Giudice, alzatevi!” è soprattutto uno sfogo lungo 186 pagine, “non per denunciare o accusare, ma per spiegare… una volta per tutte”. Aldo Ferrua ora sorride. In piena Tangentopoli, lui, entrato in magistratura a 26 anni (ora ne ha 57), si è trovato sul banco degli imputati. Accuse gravi per chi portava la toga da una vita: concussione e abuso.
Due vicende diverse, che si sono intrecciate: per la prima (caso Torello), alla condanna in primo grado a due anni, è seguita l’assoluzione in appello “perché il fatto non sussite”, ma dal Consiglio superiore della magistratura (l’organo di autocontrollo della magistratura) è arrivata pochi giorni fa una “ammonizione” come sanzione disciplinare. Nella seconda vicenda (caso Parisi) c’è stato il proscioglimento prima di arrivare all’udienza preliminare. In mezzo, due infarti, una crisi depressiva, il trasferimento (su sua richiesta) a Torino in Corte d’appello. E ora un libro: “Giudice alzatevi”, pubblicato per le edizioni San Paolo, con prefazione del giornalista Bruno Vespa, che aveva ospitato il magistrato nicese nella sua trasmissione “Porta a porta” indicandolo come vittima di errore giudiziario.

Ferrua, al termine della sua vicenda lei sostiene che “la giustizia ha trionfato”…

Sì, perché ero innocente e questo è emerso.

Lei, da giudice, come spiega che un innocente possa essere accusato e processato?

Ribadisco che ho piena fiducia nella magistratura e nei magistrati. Nel mio libro segnalo alcuni episodi, delle cose che non hanno funzionato. Evidentemente ci sono state diverse valutazioni: certo, allora c’era anche un ben determinato clima. Ma alla fine contano le prove, ed è stato provato che sono innocente.

Questo libro vuole essere la sua rivalsa?

Non avevo nessuna intenzione di scriverlo. Poi prima Giuliano Ferrara, poi Sgarbi hanno utilizzato il mio caso nella loro battaglia politica contro Di Pietro, dicendo che io ero stato condannato per uno sconto nell’acquisto di un’auto, mentre lui fu assolto per una Mercedes in regalo. Solo che si dimenticavano di dire che io non avevo commesso un bel niente e difatti sono poi stato assolto. Spero proprio che ora il mio libro non venga strumentalizzato a fini politici: è l’esatto opposto di quello che vorrei.

Una domanda al giudice Ferrua, più che all’ex imputato: perché una sentenza d’appello è più “giusta” di una di primo grado?

Bisogna guardare le motivazioni delle sentenze: in secondo grado, si risponde a quelli che erano stati i motivi d’appello. Da quel confronto si può capire molto. E nel suo caso, la sentenza assolutoria di secondo grado la scagiona. Leggo solo un passo delle motivazioni: ‘Il tribunale ha dovuto rilevare che il Torello se proprio non aveva inventato di sana pianta, aveva deformato… con un accanimento accusatorio nei confronti di Ferrua’.

Questa vicenda le è costata anche in salute.

Due infarti, tre by-pass e poi momenti davvero brutti. Ne sono uscito grazie alla famiglia, agli amici, alla consapevolezza della mia innocenza e alla fede.

Non ce l’ha con nessuno?

Come cattolico conosco il senso del perdono.

In “Giudice, alzatevi!” parla di suoi colleghi: l’allora pm di Asti Saluzzo, quella di Milano Ichino e altri. Da Saluzzo addirittura si era presentato con un registratore nascosto.

C’erano già stati dissapori tra noi e non sapevo perché mi convocasse. E poi non era una irregolarità: non si possono registrare di nascosto dichiarazioni di terzi, ma le proprie sì.

Quattro magistrati (oltre lei, Bozzola, Armato, Massobrio) indagati a vario titolo: c’è stato un momento che il palazzo di Giustizia di Asti sembrava un “porto delle nebbie”.

Esagerazioni giornalistiche. Bozzola oggi fa serenamente il giudice di pace, su Massobrio come magistrato ribadisco la mia sincera stima. Armato non l’ho mai conosciuto bene.

Che cosa le ha lasciato, professionalmente, questa esperienza?

So che cosa vuol dire essere condannati ingiustamente. Ho sempre cercato di essere scrupoloso, ma oggi se è possibile, lo sono ancora di più: quando tocca a me stendere le motivazioni, cerco di essere più chiaro e convincente possibile nel spiegare il perché della decisione sia di condanna che di assoluzione.

Dopo tutto questo, le è mai venuto il dubbio che nella sua carriera di magistrato le sia capitato di condannare un imputato innocente?

Errori posso averne commessi, ma penso di aver sempre rispettato chi era dall’altra parte del bancone.

Che reazioni si aspetta dal suo libro “Giudice, alzatevi!”?

A qualcuno non piacerà, ma io ho scritto tutte cose dimostrabili. Se può servire come base per un discorso costruttivo sulla giustizia in Italia sarò contento. Nulla più.

 

(fonte: Fulvio Lavina, la Stampa, 15 novembre 1998)