Il cameriere innocente, vittima di uno scambio di persona

Quasi cinque mesi agli arresti con l’accusa di rapina aggravata e violenza sessuale. La vittima è convinta di riconoscere in lui l’autore dell’aggressione. Ma si sbaglia di grosso…

SCHEDA

A.G.

Napoli (Napoli)
  • Anno
  • 2019
  • Reato
  • Rapina, violenza sessuale
  • Avvocato
  • Michele Riggi
  • Giorni di detenzione
  • 3 (carcere), 141 (arresti domiciliari)
  • Errore
  • Scambio di persona
  • Risarcimento
  • Richiesto

Da cameriere innocente a imputato per rapina aggravata e violenza sessuale. Tutto per uno scambio di persona. Perché la vittima dell’aggressione, convinta di aver riconosciuto in lui l’autore del reato, si sbagliava di grosso.

È il pomeriggio del 26 maggio 2017. Un giovane di origine egiziana, A.G, 25 anni e un contratto da cameriere a tempo indeterminato presso un rinomato locale di Napoli, viene convocato dai carabinieri con la generica motivazione di una comunicazione di servizio. L’uomo, sposato con una ragazza napoletana laureata e di buona famiglia, una figlia di tre anni, incensurato, non sa ancora quello che l’aspetta: dietro quella formula generica per la convocazione, c’è in realtà un’ordinanza di custodia cautelare in carcere da notificargli. I carabinieri lo arrestano. L’accusa è molto grave: concorso in rapina aggravata e violenza sessuale nei confronti di una ragazza.

A.G. cade dalle nuvole. Non riesce a spiegarsi come possano accusarlo di qualcosa che non solo non ha commesso, ma non riesce neanche a immaginare. «Gli inquirenti facevano riferimento a una vicenda che risale a tre mesi e mezzo prima, intorno alle 4 di mattina del 2 febbraio», racconta oggi l’avvocato Michele Riggi, difensore del giovane.

Giusto il tempo di avvisare la moglie e i suoceri, poi subito il trasferimento nel carcere di Poggioreale.

«L’accusa si basava esclusivamente su un riconoscimento effettuato di persona dalla vittima presso la caserma dei carabinieri, il giorno della “comunicazione di servizio” che poi si concluse con l’arresto. In realtà, qualche tempo prima c’era stato un altro contatto tra i due», fa notare l’avvocato Riggi. Che cosa era successo? «Erano passati circa due mesi dai fatti contestati, quando A.G., finito il suo turno di lavoro, una sera andò a prendere un drink in un locale sotto casa. Qui fu avvicinato da una donna che gli disse molto chiaramente: “Ti ho riconosciuto, sei uno di quelli che mi hanno rapinato e violentato l’altra notte…”. Lui ovviamente cadde dalle nuvole, cercò di spiegare di non sapere nulla di quella storia tantomeno di essere chi la donna pensava che fosse. Ma lei sembrava non farsene una ragione, a un tratto cominciarono a spalleggiarla anche alcuni suoi amici e la situazione si fece molto tesa. A.G., a quel punto, si presentò per nome e cognome, spiegando dove abitasse e che lavoro facesse. Ma niente, sembrava proprio non ci fosse verso di convincerla. Per evitare che la situazione degenerasse, uscì dal locale e se ne tornò a casa. Ed è così che dopo qualche settimana gli inquirenti arrivarono a lui, visto che la donna, a quel punto, aveva tutti i suoi riferimenti».

Nonostante il giovane cameriere innocente continui a gridare la sua estraneità alle accuse, si arriva al processo. Ha già trascorso tre giorni in carcere più altri 141 agli arresti domiciliari presso una casa famiglia di Napoli, dove è rimasto fino al 18 ottobre 2017.

E il 14 giugno 2018 il Tribunale di Napoli lo condanna alla pena di 8 anni di reclusione. Nonostante la donna che lo accusa si sia più volte palesemente contraddetto durante il dibattimento: «Nella prima denuncia, per esempio, raccolta il giorno dopo l’aggressione, dichiarò che il suo aguzzino non aveva alcun segno particolare sul volto. Ma A.G. ha sempre avuto una cicatrice vistosa sul labbro e un taglio sull’orecchio».

L’avvocato Riggi presenta subito ricorso in appello e i giudici di secondo grado ribalteranno la prima sentenza: il 4 aprile 2019, a più di due anni di distanza dai fatti, A.G. viene assolto per non aver commesso il fatto. E la sentenza diventa definitiva perché l’accusa non propone ricorso in Cassazione.

«L’errore è nato esclusivamente dalla ricognizione di persona effettuata dalla vittima, che evidentemente è incorsa in un tragico scambio di persona», sottolinea l’avvocato Riggi. «Ma tutte le indagini sono state condotte in modo non proprio impeccabile, come se l’accusa si fosse innamorata della propria tesi e cercasse in tutti i modi di dimostrare la colpevolezza del mio assistito: con indagini dattiloscopiche, Dna, tabulati telefonici, intercettazioni in carcere, videoriprese sui luoghi delitto…».

Divenuta irrevocabile la sentenza di secondo grado, la difesa di A.G. ha presentato un’istanza di riparazione per ingiusta detenzione presso la Corte d’Appello di Napoli. La discussione è prevista per il febbraio 2021.

«La vicenda di cui A.G. è stato protagonista suo malgrado ha finito per travolgere anche i suoi familiari. E ovviamente la sua vita non è più la stessa», spiega l’avvocato Riggi. «Per cercare di dimenticare il dramma vissuto ingiustamente, ha preferito lasciare il quartiere di origine della moglie, dove insieme avevano vissuto fino a quel momento, per trasferirsi in un’altra e più distante zona di Napoli. L’ombra del sospetto non ha mai abbandonato la gente di quartiere. Anche il lavoro non è più lo stesso: ha preferito abbandonare il precedente impiego, nonostante avesse instaurato ormai un rapporto solido con il suo principale, perché i colleghi non hanno mai vinto il dubbio che potesse davvero aver commesso quello per cui era stato processato. Così oggi A.G. lavora in un altro locale in tutt’altra zona della città. E ha tanta voglia di dimenticare questo dramma che lo ha colpito».

 

(Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2020)

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