Scagionato dopo 17 anni il vicequestore di Milano

Sette anni per scrollarsi definitivamente di dosso dalle spalle di vicequestore a Milano l’ accusa di associazione a delinquere, 10 anni per togliersi di dosso anche l’ombra della corruzione, 12 anni per assistere alla prescrizione di un abuso d’ ufficio contestatogli in zona Cesarini. E, adesso sì, 17 anni per vedersi riconoscere dallo Stato 45mila euro per tre mesi di ingiusta detenzione in custodia cautelare nel 1993. Finisce così la parabola giudiziaria di Carlo Iacovelli e, con essa, forse anche l’ infelice saga del cosiddetto “autoparco della mafia” di via Salomone.

 

Il 28 ottobre 1993 i magistrati e il Gico della GdF di Firenze sbarcano a Milano prospettando che, in seno alla città e con l’ accondiscendenza di polizie e persino di pm (il che determinerà un’ accesa diatriba tra gli allora procuratori milanese Borrelli e fiorentino Vigna), l’ autoparco di Giovanni Salesi sia diventato l’ avamposto di cosche catanesi. L’ arresto per associazione mafiosa del vicequestore Iacovelli viene confermato dal Tribunale del Riesame di Firenze nel novembre 1993 e Iacovelli resta in carcere fino al 24 gennaio 1994. Ma il 26 ottobre il Tribunale di Firenze si scopre territorialmente incompetente e passa gli atti a Milano, dove a Iacovelli viene contestata anche la corruzione. Nel primo processo il vicequestore è assolto da tutte le imputazioni: la Procura impugna e nel 1996 la Corte d’ appello conferma l’ assoluzione dall’ associazione mafiosa, mentre condanna per corruzione il poliziotto che ricorre in Cassazione. La quale nel dicembre 1997 stabilisce che, quando Firenze aveva trasmesso gli atti a Milano, avrebbe dovuto farlo non al giudice ma al pm di Milano. Così il procedimento ricomincia da capo. Nel luglio 1998 la Procura chiede di nuovo il rinvio a giudizio per associazione mafiosa e corruzione: il gup il 2 ottobre 2000 riassolve Iacovelli dall’ associazione mafiosa, “ritenendo sostanzialmente inattendibili le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maimone”, ma lo rinvia a giudizio per corruzione.

 

Passano altri tre anni e la corruzione di nuovo cade quando il Tribunale assolve Iacovelli per non aver commesso il fatto. Altro ricorso della Procura e processo d’ Appello, che il 22 settembre 2005 conferma l’assoluzione dalla corruzione, ma inquadra l’ agevolato acquisto di un’ auto con l’ intermediazione di Salesi e la concessione a titolo gratuito di un box per il deposito in autoparco di alcuni mobili non più come corruzione bensì come abuso d’ ufficio, di cui però dichiara già la prescrizione confermata dalla Cassazione il 18 settembre 2007. Ora, però, su impulso dei difensori Lodovico Isolabella e Davide Steccanella, i giudici della sezione competente sull’ indennizzo per l’ ingiusta detenzione (presidente Luigi Cerqua, Pietro Carfagna relatore e Massimo Maiello) esprimono la convinzione che “Iacovelli fosse effettivamente inconsapevole della realtà criminogena dell’ autoparco e del coinvolgimento di Salesi”. E benché in base alle tabelle di legge i tre mesi di carcere facciano 20.000 euro, ritengono equo maggiorarli a 45.000 per “l’ incarico di prestigio” che il vicequestore rivestiva all’ epoca e per “l’ ampia diffusione data dalla stampa” e valsagli “una conseguente maggiore afflittività della detenzione”.

 

(fonte: Luigi Ferrarella, Corriere della sera, 11 maggio 2010)

 

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