Non ha stuprato la figlia della sua convivente: assolto e risarcito

Ha passato oltre sei mesi in carcere da innocente. Contro di lui, un’accusa infamante: violenza sessuale nei confronti di una ragazzina di 15 anni, figlia della sua convivente. Ma prima di dimostrare la propria totale estraneità ai fatti che gli venivano contestati, Nicola Nuzzolese, ha dovuto aspettare 11 anni. Avrà anche un risarcimento per l’ingiusta detenzione subita. Che molto difficilmente potrà riparare l’ingiustizia di cui è rimasto vittima.

 

La storia di Nicola Nuzzolese, 70 anni, si intreccia con un’altra penosa vicenda: quella dei due fratellini di Gravina di Puglia, Ciccio e Tore, scomparsi nel 2006 e ritrovati quasi due anni dopo nella cisterna di un palazzo abbandonato dove andavano spesso a giocare. La sua compagna è infatti Rosa Carlucci, madre dei due bambini, avuti da Filippo Pappalardi, inizialmente sospettato e indagato per la scomparsa e la morte dei figli, finito in carcere, ma poi totalmente scagionato e risarcito per ingiusta detenzione.

 

Niccola Nuzzolese viene arrestato il 29 agosto 2006, tre mesi dopo la scomparsa dei fratellini Ciccio e Tore, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip della Procura di Bari Jolanda Carrieri, su richiesta del sostituto procuratore Antonino Lupo. Mentre stanno indagando sul caso dei due ragazzini scomparsi, gli investigatori ipotizzano una presunta violenza sessuale che Nuzzolese avrebbe fatto nei confronti della figlia quindicenne (definita “immatura psicologicamente”) della compagna Rosa Carlucci.

Nonostante quest’ultima sostenga sempre l’innocenza del suo compagno, nel febbraio del 2011 il Tribunale di Bari condanna Nuzzolese a 4 anni di reclusione per abusi sessuali, assolvendolo invece dall’altro più grave capo di imputazione: violenza sessuale. L’accusa aveva chiesto la condanna a 5 anni.

 

Bisognerà attendere due anni perché i giudici della Corte d’Appello di Bari ribaltino completamente la sentenza di primo grado e assolvano l’uomo perché il fatto non sussiste.

A quel punto, il legale di Nuzzolese – l’avvocato Danilo Penna – presenta istanza di riparazione per ingiusta detenzione, chiedendo per il suo assistito il massimo previsto dalla legge: 516 mila euro. La sua domanda va a buon fine, ma l’importo riconosciuto è decisamente più contenuto: il 18 luglio 2017 la Corte d’appello di Bari riconosce a Nicola Nuzzolese un risarcimento di circa 28 mila euro per i 130 giorni di carcere da innocente che è stato costretto a scontare.

 

(fonti: Corriere della Sera, La Gazzetta del Mezzogiorno, Fanpage.it, 18 luglio 2017)

 

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