Mauro Galeazzi, l’assessore innocente: né corruzione né peculato

Mauro Galeazzi

Mauro Galeazzi, ex assessore leghista di Castel Mella (in provincia di Brescia) avrà un risarcimento per l’ingiusta detenzione subita. Fu accusato di corruzione e di peculato. In particolare di aver intascato 10 mila euro da un imprenditore per rendere più agevole la realizzazione di un supermercato, e di aver utilizzato per scopi personalissimi il cellulare datogli in dotazione dalla Provincia, in qualità di collaboratore dell’assessore Guido Bonomelli. Fu «un’ ingiusta detenzione» e per questo gli è stato riconosciuto un indennizzo «a titolo di equa riparazione». Questa la decisione presa dalla Corte d’appello di Brescia, che ha anche stabilito l’entità del risarcimento: 16.900 euro. Nelle scorse settimane da parte del sostituto procuratore generale era stato dato parere favorevole a un risarcimento di 5 mila euro. Ma come si è arrivati alla quantificazione del risarcimento?

 

LA CORTE, presieduta da Enrico Fischetti, ha stabilito che a Galeazzi, rappresentato legalmente dall’avvocato Marino Colosio, spettino 6500 euro per «danno non patrimoniale». Il periodo di detenzione si protrasse per tredici giorni, dal 20 aprile al 3 maggio 2011. Per quella che è stata valutata come «sofferenza personale» sono stati assegnati a Galeazzi 500 euro per ogni giorno di restrizione. Il danno d’immagine è stato parametrato ad 800 euro giornalieri, per un totale, quindi, di 16.900 euro.
La vicenda ebbe una notevole risonanza, anche perchè oltre all’allora assessore leghista vennero eseguite misure cautelari nei confronti di altre tre persone. Galeazzi, in particolare, ricopriva l’incarico d’assessore all’urbanistica di Castel Mella e nei suoi confronti le accuse furono di corruzione e di peculato. Le ipotesi accusatorie si riferivano a due vicende. Nel primo caso, su di lui c’era il sospetto che avesse intascato una mazzetta con cui si sarebbe dovuto accelerare l’iter autorizzativo di un supermercato. Inoltre, Galeazzi, era accusato d’aver utilizzato il telefono della Provincia per usi privati. Galeazzi poté lasciare il carcere, mentre a Castel Mella si era in piena campagna elettorale, dopo la pronuncia del tribunale del Riesame che annullò l’ordinanza e lo rimise in libertà.

 

TRA I PASSAGGI ricordati dal Riesame, quello per cui, nel caso dell’addebito di peculato, Galeazzi aveva dimostrato, con documenti, che egli indicava periodicamente alla Provincia le telefonate fatte per ragioni private, i cui costi gli venivano poi addebitati sulle retribuzioni successive. L’ipotesi di reato di corruzione venne archiviata, mentre il gup dichiarò il non luogo a procedere per il peculato. Ora la Corte ha stabilito che «la restrizione subita dall’odierno ricorrente non è stata in alcun modo determinata dai suoi comportamenti poco chiari, o che comunque possano avervi concorso a darvi causa». E a Galeazzi spettano quasi 17 mila euro. Nel luglio scorso le altre tre persone coinvolte nelle indagini sono state invece condannate.

 

(fonte: Mario Pari, Giornale di Brescia, 12 giugno 2014)

 

 

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