Due anni in carcere con l’accusa di omicidio, ma era innocente

“Ancora adesso, quando esco di casa mi sembra di stare in un posto che non conosco più. Ho la sensazione di trovarmi in un mondo che non è il mio non appena alzo gli occhi verso l’alto e guardo il cielo. Mi sembra ancora di trovarmi dentro a quella cella dove sono rimasto rinchiuso per venticinque, interminabili mesi. Quello che mi è successo non potrò superarlo mai più”.

Franco Crociani ha riacquistato la libertà dal 18 dicembre dopo essere stato in carcere per oltre due anni con l’accusa di aver ammazzato con una fucilata alla testa Sauro Mencarelli, l’elettrauto 44 enne di Allerona che venne freddato il 28 ottobre del 2005 in una stradina lungo la Baschi – Todi, mentre era appartato nella sua auto con Sabina Sarach, prostituta 32 enne di origine bosniaca.

Ad inchiodare Crociani era stata proprio la testimonianza della ragazza che aveva detto di averlo visto in faccia pochi minuti dopo la morte di Mencarelli. Le accuse della bosniaca vennero pronunciate dopo che la procura di Orvieto l’aveva rinchiusa nel carcere di Perugia con l’accusa di favoreggiamento e di aver reso false dichiarazioni al pubblico ministero. Subito dopo l’uccisione, la Sarach era corsa sulla strada ed era stata soccorsa da una sua collega italiana a cui aveva detto di non aver visto niente.

Le accuse della lucciola sono state ritenute del tutto infondate dalla Corte d’assise di Terni che ha assolto Crociani dall’accusa di omicidio volontario dopo una camera di consiglio durata appena quattordici minuti.

 

A distanza di tanto tempo, se l’è fatta un’idea del motivo per cui la Sarach le ha rivolto quell’accusa?

Devo dire di no. Ancora oggi non ho capito per quale motivo mi abbia messo in mezzo. E’ a lei che bisogna chiedere spiegazioni di ciò che è accaduto.

 

Che sentimenti si provano nei confronti di una persona che ti accusa ingiustamente e ti fa finire in galera per venticinque mesi?
Una grande amarezza. Non nego di aver provato nei suoi confronti anche un’enorme rabbia. Ho pensato a ciò che aveva detto contro di me ognuna delle 750 notti che ho trascorso su quel lettino della galera.

 

Quale è stato il momento più difficile in tutta questa storia?
All’inizio quando sono entrato in carcere. La cosa peggiore è stata leggere quello che scrivevano di me i giornali che mi descrivevano come il “killer di Acqualoreto” e l’assassino che era stato finalmente assicurato alla giustizia quando ero completamente innocente. E’ stata una prova difficilissima. Non credo che potrò mai dimenticare quello che mi è accaduto. Per fortuna ho trovato sempre conforto nei miei avvocati, Giuseppe Marruco, Rosella Giannini e Francesco Falcinelli; non mi hanno mai abbandonato, mi sono stati stato vicini e mi ripetevano sempre che saremmo riusciti a far valere le nostre ragioni, dimostrando la mia innocenza. L’approccio col carcere è stato duro. Entrare lì dentro da innocenti è davvero una delle cose più insopportabili che possano accadere ad un essere umano. Devo dire che la polizia penitenziaria mi ha sempre trattato con grande umanità e gentilezza mentre per quanto riguarda i detenuti, ce ne sono di tutti i tipi ed io ho cercato sempre di socializzare con quelli più tranquilli e disponibili.

 

Che tipo di rapporti aveva con Sabina Sarach? Le indagini dei carabinieri l’hanno ritratta come un cliente della lucciola.
Con quella ragazza avevo solo un rapporto di amicizia. Nel marzo del 2005 ho avuto un infarto e spesso mi capitava di andare a fare quattro chiacchiere con lei in macchina. Nella conversazione interviene la convivente di Crociani, la signora Margherita Brozzi che vive con lui da 31 anni. “Franco puoi dire la verità. Ormai è tutto finito”. Ma Crociani non cambia versione. Non ho mai avuto alcun rapporto d’amore con quella donna. Con me si confidava. Mi raccontava sempre delle difficili situazioni economiche in cui si trovava la sua famiglia nella ex Jugoslavia. Mi diceva che la madre era malata, che la sorella era morta e che aveva undici fratelli da mantenere. Durante il processo, invece è emerso che erano solo cinque figli. Nella stessa occasione ho anche saputo la sua vera età mentre diceva di essere più giovane. Di bugie me ne ha raccontate tante. Oggi non credo più a niente di quello che ha detto. Sicuramente non è affatto vero che io fossi geloso di lei. Nella maniera più assoluta.

 

Conosceva la vittima, Sauro Mencarelli?
Non di persona. L’ho incrociato con la macchina alcune volte ma non ho mai parlato con lui.

 

La Sarach le parlava di lui?
Pochissimo. Mi sembra di ricordare che solo poche volte mi ha parlato di Lo chiamava “Il brutto” e diceva che era un tipo molto strano. Tutto il resto su questo uomo l’ho saputo nel corso del processo quando sono stati chiamare a testimoniare alcuni suoi conoscenti ed amici. In precedenza, io non ho mai voluto sapere niente dei suoi clienti anche per non trovarmi in mezzo a qualche guaio.

 

Ma quella mattina del 28 ottobre del 2005 lei dove era?
Ero qui intorno a casa. Stavo insieme a due muratori rumeni che stavano ristrutturando il piccolo casolare di fronte a casa mia. Intorno alle 8 ed un quarto sono andato a governare i polli e i due cavalli che sono nel mio terreno. Ad un certo punto ho attaccato al mio trattore a cingoli il morgano (l’attrezzo con i dischi metallici che serve a rompere le zolle ndr) per fare dei lavori al mio vicino di casa, come eravamo rimasti d’accordo la sera prima. Quando sono arrivato a casa sua, mi sono messo a parlare con la madre che stava dando lo straccio al pavimento e che, mi ricordo, mi disse di non fare più quel lavoro e mi invitò ad entrare, cosa che non feci perché avevo la scarpe sporche di terra. Più tardi sono salito ad Acqualoreto per parlare con un uomo sempre per motivi di lavoro e lì ho sentito dire che c’era stato un incidente lungo la strada per Todi. Sono andato giù al distributore per fare benzina. Ho visto le macchine dei carabinieri, quando stavo tornando a casa ho chiesto spiegazioni ad una donna che lavora per la Forestale di Montecchio la quale mi ha detto che non poteva dare informazioni su ciò che era accaduto. In sostanza, io ho saputo quello che era successo solo alle due del pomeriggio dal telegiornale regionale.

 

Ancora prima che la prostituta cambiasse versione, i carabinieri avevano raccolto degli elementi contro di lei. In particolare, il fucile calibro venti che è compatibile con quello col quale venne ammazzato Mencarelli e che aveva sparato proprio nello stesso periodo e le munizioni che lei aveva in casa, uguali a quelle usate nell’omicidio.
E le pare che se io fosse stato davvero l’assassino, mi sarei fatto trovare con il fucile e le munizioni in casa, avrei consegnato un bossolo ai carabinieri e ne avrei buttato un altro nel mio secchio dell’immondizia? I carabinieri hanno effettuato un sopralluogo a casa mia pochissimi giorni dopo la morte di Mencarelli. Quelle cartucce ce le hanno tutti ed il fucile lo avevo usato il giorno prima per scacciare le cornacchie che mangiavano il becchime dei polli. Il mio fucile non ha ucciso nessuno.

 

Ma oggi che questo incubo è per il momento finito, che idea si è fatta sull’assassino di Mencarelli? Chi può essere stato? I suoi avvocati hanno spesso sottolineato il fatto che Mencarelli voleva portare via la Sarach dalla strada e ciò avrebbe potuto dare fastidio ai suoi presunti protettori.
Guardi, veramente io non so cosa pensare. Forse la ragazza conosce la verità, ma non l’ha detta per motivi che non sono in grado di valutare, o forse no. Su questa storia dei protettori, la Sarach ha sempre detto, anche durante il processo, di non averne avuti, ma le cose che diceva si sono rivelate in gran parte false.Ad esempio, alcuni conoscenti di Mencarelli hanno riferito che lui aveva speso una grossa cifra per questa donna, mi sembra tra i 30 ed i 60 mila euro, anche per aiutarla a riscattare un passaporto che le sarebbe stato sequestrato al momento in cui era entrata in Italia. In realtà, al processo è venuto fuori che il passaporto lo aveva sempre avuto con se e nessuno glielo aveva mai tolto. Le bugie sono state tantissime. La più grossa è stata, ovviamente, quella che ha riguardato me e che mi ha rovinato la vita per 25 mesi. Forse la verità l’ha detta solo nell’immediatezza della tragedia, quando ha riferito alla sua collega di non aver visto nessuno e di aver solo sentito il colpo di fucile. Oppure ha fatto il mio nome per coprire il vero colpevole.

 

La perdonerà mai?
La questione del perdono non me la sono nemmeno mai posta.  Adesso io devo pensare alla mia vita e non credo che potrò riacquistare mai più la serenità di prima. Le mie nottate sono insopportabili. Ho riacquistato la libertà, ma la mia testa è come se fosse rimasta ancora dentro a quella cella.il luogo del delitto e l’auto di Mencarelli la casa Se la verità è finalmente venuta alla luce ed un innocente è stato sottratto al carcere, gran parte del merito è anche dei difensori Giuseppe Marruco, Rosella Giannini e Francesco Falcinelli.
L’avvocato Marruco abita ad Acqualoreto e conosce da sempre Crociani, lo ha assistito sin dal primo momento infondendogli fiducia e speranza nell’affrontare questa difficilissima prova. La difesa ha adottato una strategia portata avanti con grande determinazione dall’inizio fino alla fine ed incentrata a demolire la credibilità della prostituta.
Un’impostazione che la Corte d’Assise di Terni ha accolto in pieno anche alla luce delle molte contraddizioni in cui la slava è caduta durante il processo. “In questa vicenda si sono sovrapposti due mondi completamente differenti -spiega l’avvocato Marruco- da un lato, alcune persone legate al mondo contadino per le quali la frequentazione con questa o altre donne era ed è un modo per passare del tempo a fare quattro chiacchiere e non necessariamente solo ad avere rapporti con loro. Dall’altro lato, invece c’è una donna che sta sulla strada per guadagnare, che ha la pressione economica di una famiglia da mantenere, che vive chissà quali situazioni di degrado e che vede in questi uomini solo un’occasione di lucro. Insomma una persona spregiudicata e pronta a trarre utile da tutto”.

 

Ma per quale motivo avrebbe dovuto indicare in Crociani l’assassino?
Ma perché Franco era l’obiettivo più semplice e scontato. Vive a trecento metri dal luogo dell’assassinio. E’una persona mite, di una certa età. Uno che non poteva dare fastidio a nessuno.

 

Secondo lei dove si deve cercare l’omicida?
Beh, ci sono alcuni elementi che non possono essere trascurati. Il primo è il ruolo di Mencarelli che, indubbiamente, poteva dare fastidio a chi guadagna dei soldi con l’attività della Sarach e poi ci sono altri particolari di quella morte che sono ancora misteriosi.

 

Quali?
Innanzitutto il luogo dove è stato ammazzato. La Sarach non si appartava mai in quella strada coi clienti. Questo particolare è stato confermato anche dai cacciatori che non avevano mai visto alcuna macchina ferma in quel posto. Eppure, la mattina del 28 ottobre, in mezzo ad una nebbia fittissima, si sono fermati proprio lì. Sembra che sia stato Mencarelli a voler fermare la macchina in quel posto insolito.

 

Perché la Corte d’Assise non ha creduto alla slava?
Per tanti motivi. C’è una intercettazione telefonica in cui lei, l’otto novembre, dice ad un’altra prostituta: “Io dico la verità, ma lui non mi crede. I carabinieri dicono che hanno sparato da dietro la macchina”. La Sarach forse si riferiva al procuratore che la interrogava. Tre giorni più tardi viene arrestata e cambia versione. Dice di aver visto Crociani dietro alla macchina. In realtà, prima di essere ammazzato, Mencarelli era sceso dall’auto per rivestirsi e fare pipì accanto al veicolo. Come avrebbe fatto l’assassino a nascondersi se fosse stato davvero dietro alla macchina e non sopra alla collinetta dove invece era? E’ evidente che l’omicida era nascosto sopra alla scarpata. Non ci scordiamo poi che questa donna ha anche negato che Mencarelli la frequentasse tanto assiduamente come è invece emerso dalle testimonianze.

 

La pubblica accusa si accinge a fare ricorso contro la sentenza di assoluzione. Aspettiamo di vedere la sentenza nell’arco dei prossimi mesi. Adesso non ci preoccupiamo dei prossimi sviluppi.  La principale accusatrice di Crociani è stata giudicata del tutto inaffidabile e non è cosa da poco.

 

I PROTAGONISTI

Margherita Brozzi la convivente:“Non ho mai dubitato nemmeno un istante di Franco”
“Se avessi avuto un minimo dubbio che Franco avesse potuto fare quello che diceva quella donna, adesso non mi troverei ancora qui, al suo fianco dopo 31 anni”. La signora Margherita definisce Crociani “Una persona profondamente buona, davvero incapace di fare del male anche a una mosca. Da quando lo conosco, non mi ricordo di averlo mai visto litigare con nessuno”. Le parole della Sarach le ha giudicate “Prive di ogni valore. Una donna che vende il proprio corpo che dignità può avere?” Gli inquirenti hanno trovato nella sua testimonianza la vera prova della (presunta) colpevolezza del tagliaboschi, ma lei ha raccontato un mare di bugie, almeno secondo il tribunale. Sposata con un sessantasettenne di Marsciano, la Sarach avrebbe contratto il matrimonio per acquisire la cittadinanza italiana. Lo stesso marito avrebbe ignorato la vera attività lavorativa svolta dalla moglie fin quando, un giorno poco dopo averla sposata, non la vide in strada mentre saliva sull’auto di un cliente. Lei lo chiamava “Il nonno”. Secondo l’avvocato Marruco, “si tratta di un’attrice”. A Crociani e agli altri clienti diceva di trovarsi in cattive condizioni economiche. Si faceva pagare intorno ai 30 euro per ogni rapporto, tranne Mencarelli che gli dava 50 euro, ma, stando ai calcoli fatti dalla difesa di Crociani, guadagna circa 300 euro al giorno. Ha subito ripreso la sua attività di sempre lungo la strada Baschi-Todi.

 

Sauro Mencarelli, per quella slava aveva perso la testa
E’ soprattutto dal racconto dei conoscenti e degli amici di Allerona che è emerso con una certa chiarezza l’identikit caratteriale di Mencarelli, la cui morte attende ancor oggi giustizia. Tutti lo hanno descritto come ossessionato dal pensiero della prostituta che andava a trovare anche due o tre volte al giorno, da Allerona a Todi. Le regalava telefonini, ricariche telefoniche, una telecamera per la sorella. Dopo poco più di tre mesi dall’inizio di quella frequentazione così intensa, l’elettrauto cominciava ad avere qualche difficoltà nel continuare a spendere in quella maniera anche se non si trovava ancora in difficoltà economica. Nella sua abitazione sono state rinvenute decine di cassette pornografiche a dimostrazione, forse, di una difficoltà nella relazione con le donne. Voleva costringere la donna a lasciare la strada. Una volta, esasperato, aveva preso una paletta da finanziere per impedire che le auto dei clienti si fermassero sulla piazzola in cui la ragazza si metteva in mostra. Un’altra volta, aveva detto ad un conoscente di Allerona: “Domattina la vado a prendere. Se non viene via, la faccio fuori”.

 

Le altre prostitute
Un uomo di Todi ha speso tutti i propri soldiVengono dal nord Africa, dall’Europa dell’est ed il resto sono italiane. Le lucciole che battono la Baschi-Todi hanno tanti clienti. La donna che corse in soccorso della Sarach il giorno dell’omicidio, è di origine romana, descritta come una persona distinta che tutto sembra tranne una prostituta di strada. Quest’ultima ha anche preso casa nei dintorni e continua a svolgere questa attività piuttosto redditizia. Tra i clienti, c’è anche un anziano di Ficulle, soprannominato Babbo Natale a causa della folta barba – assiduo frequentatore – ed altro, tuderte, che è diventato famoso in quell’ambiente per aver dilapidato con le prostitute poco meno di cinquantamila euro fin quando non è stato interdetto dal tribunale dopo l’intervento di un sacerdote. Ogni donna riceva in media 7 o 8 clienti al giorno.

 

(fonte: Claudio Lattanzi, Tuttorvieto , Gennaio 2008)

 

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