Adrian Laurentin Druda, uno scambio di persona gli ha rovinato la vita

Si fece due mesi di arresto, tra carcere e domiciliari, perse il lavoro di muratore e la fidanzata lo lasciò in tronco prima delle nozze perché considerato basista lancianese di bande rumene dedite a copiose rapine e furti a Lanciano, Atessa e Orsogna che nelle operazioni della Polstrada, denominate «Ultima Notte 1 e 2», portò in carcere 5 rumeni.

Niente di più falso: il rumeno Adrian Laurentin Druda, 31 anni, residente a Lanciano dal 2007, non era il mostro dipinto dall’inchiesta.

 

Ieri il gup Marina Valente lo ha assolto ampiamente dalle accuse, nel rito abbreviato, compresi i reati di ricettazione di un’auto su cui i ladri fuggirono, resistenza e lesione a un poliziotto in borghese che intervenne per bloccarlo in una rapina avvenuta in un’abitazione di Lanciano nel settembre 2011 che fruttò 50 mila euro in preziosi.

 

Druda, difeso dall’avvocato Domenico Frattura, è stato scagionato dalla prova del dna su un cappello rinvenuto nel corso della rapina; prova effettuata dal professore Giacomo Dagostaro, di Roma, nominato dal giudice, che ha stabilito che le tracce biologiche erano riconducibili a due diversi soggetti ma non a Druda, che all’epoca dei fatti era in Romania.

La difesa ha prodotto pure tabulati telefonici e il biglietto di ritorno su un bus fino a Pescara attestanti che l’imputato era effettivamente in Patria.

 

Insomma scambiato con un connazionale di Lanciano a lui somigliante, visto che testimoni lo riconobbero in una foto. I reati contestati avrebbero rischiato di far condannare Druda fino a 20 anni di reclusione. «Ora chiederemo i danni per ingiusta detenzione», dice l’avvocato Frattura. «Il mio assistito ha perso lavoro e affetti».

 

Per la procura l’indagine era perfettamente chiara nei suoi sviluppi, tanto che ieri sono stati chiesti 4 anni di reclusione per Druda. Fin dal suo arresto, nel dicembre 2011, Druda respinse le accuse. Nelle operazioni la Polstrada utilizzò sofisticati telelocalizzatori, incrociando anche i passaggi delle bande rumene ai caselli autostradali. Nell’ambito dell’operazione fu secretato il nome di un altro rumeno su cui gravò un ordine di cattura internazionale, essendo riuscito a fuggire in Romania, il quale poi venne scovato e arrestato dagli uomini della Polstrada diretti dal comandante provinciale Fabio Santone e da quello di Lanciano, Renato Menna. Inchiesta partita nel 2009 che infine stroncò le pericolose bande provenienti dai campi rom della capitale, con basisti residenti pure ad Altino.

 

(fonte: Walter Berghella, il Messaggero, 20 maggio 2014)

 

 

 

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