Libri-Film-TV     Pubblicata il 15 marzo 2009

Un giudice solo. Una vicenda esemplare

Dalla gloria di una carriera fulminante, al “fango” delle inchieste che lo hanno visto finire sotto processo con accuse gravissime: nel libro-intervista con il giornalista Andrea Monda l’ex giudice Corrado Carnevale racconta il proprio “calvario giudiziario”, durato 10 anni. Un volume scritto in tre anni, a partire da quel novembre del 2002 in cui la Cassazione ha messo fine a quella che lo stesso protagonista definisce una “persecuzione”, cancellando definitivamente la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa emessa l’anno prima dalla Corte d’appello di Palermo.

 

Il ritratto che ne emerge è quello di un “giudice solo” nei successi professionali, ma soprattutto nei fallimenti. Risultato primo al suo concorso di ammissione in magistratura, Carnevale in un breve arco di tempo brucia le tappe, arrivando a ricoprire incarichi prestigiosi. Nell’86 la svolta: la prima sezione penale della Cassazione da lui presieduta annulla la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado a Michele e Salvatore Greco per l’omicidio del giudice Rocco Chinnici. “Quella sentenza segnò l’inizio della mia persecuzione” racconta Carnevale, che difende ancora una volta la correttezza di quella decisione, fondata sulla “non credibilità” dei pentiti e sulla “lacunosità” dell’impianto probatorio: “chiunque, anche uno studente di giurisprudenza, in Cassazione avrebbe deciso nel senso dell’annullamento”.

 

Il giorno dopo la pronunzia alcuni parlamentari del Pci presentano una durissima interpellanza al ministro della Giustizia contro Carnevale. “L’aspetto più inquietante di questa campagna denigratoria fu la lunghezza della sua durata – racconta il protagonista della vicenda – Per più di una settimana si levò un coro unanime contro il mio operato senza che neanche una voce si permettesse di ‘stonare’”. Seguono altri annullamenti di verdetti dei giudici di merito e nel giro di pochi anni Carnevale diventa sui giornali il “giudice ammazzasentenze” e comincia a serpeggiare il sospetto della sua connivenza con la mafia. Nel 1987 l’allora ministro della Giustizia Martinazzoli, accogliendo una richiesta contenuta in un’interpellanza di parlamentari del Pci, dispone un monitoraggio su tutti i provvedimenti emessi dalla prima sezione penale della Cassazione. Un’”inaccettabile invasione di campo”, commenta Carnevale, che si conclude favorevolmente per lui: non viene riscontrata nessuna irregolarità. Ma nel 1992, dopo la scarcerazione dei 43 imputati del maxi processo a Cosa Nostra per decorrenza dei termini di custodia cautelare, il nuovo Guardasigilli Martelli, accogliendo la richiesta della Commissione parlamentare antimafia presieduta da Violante, dispone un nuovo monitoraggio: “si risolse con un nulla di fatto – racconta l’ex magistrato – perché condotto senza nemmeno un minimo di razionalità e professionalità”.

 

Intanto nel 1991 Carnevale riceve un avviso di garanzia dalla procura di Napoli per concorso esterno nell’interesse privato del commissario Flavio De Luca negli atti sulla cessione della flotta Lauro. Una vicenda che si concluderà nel 2000 con l’assoluzione per non aver commesso il fatto, ma che costa al magistrato la sospensione dalle sue funzioni a partire dal 1993. Nello stesso anno parte l’inchiesta di Palermo: l’accusa per Carnevale è di concorso esterno in associazione mafiosa. Assolto in primo grado, viene condannato a sei anni in appello, una sentenza che nel 2002 viene annullata dalla Cassazione. Perché è accaduto tutto questo? “L’idea che mi sono fatto in questi anni – dice Carnevale ora impegnato in una battaglia con il Csm per essere riammesso in servizio – è che si sia perseguito il disegno di eliminarmi in un certo momento della storia italiana in cui la sinistra estrema stava tentando, e in parte il suo tentativo riuscì, di arrivare al potere per via giudiziaria… Davo fastidio per la mia giurisprudenza e per la mia imparzialità, giurisprudenza che si poneva in conflitto con disegno di arrivare per via giudiziaria al potere”.

 
(Fonte: Ansa,10-5-2006)