Il più clamoroso errore giudiziario in California

Dalla sua cella nel carcere statale di Folsom, Craig Coley lo ha urlato fin dall’inizio di essere innocente. Il killer che quell’11 novembre 1978 aveva picchiato, stuprato e strangolato a morte la sua ex fidanzata, soffocando subito dopo anche il figlio di 4 anni, era ancora in libertà. “Eppure non sono mai riuscito a farmi ascoltare da nessuno. Era come se avessero deciso di chiudere una pratica e passare ad altro”.

Oggi, 40 anni dopo, le cose sono cambiate profondamente. A sostenere Craig Coley contro la somma ingiustizia che lo ha tenuto in carcere innocente per più della metà della sua vita, c’è un gran numero di voci autorevoli: il procuratore distrettuale che ha inizialmente condotto l’accusa nei suoi confronti, il capo della polizia che lo arrestò, un giudice che lo ha riconosciuto effettivamente innocente e il Governatore della California che lo ha scagionato definitivamente disponendone la liberazione immediata. Ultimo ad aggiungersi alla lista di questi soggetti, organismi e istituzioni, il “California Victim Compensation Board”, che ha votato all’unanimità per un risarcimento nei confronti di Craig Coley pari a poco meno di 2 milioni di dollari, l’equivalente di 140 dollari per ciascuno dei 13991 giorni (più di 38 anni consecutivi) trascorsi dietro le sbarre da innocente. Si tratta del risarcimento più elevato mai concesso in California per una vittima di errori giudiziari.

Craig Coley presunte vittime

Rhonda Wicht, 24 anni, e suo figlio Donald, 4.

La vittima dell’omicidio imputato a Craig Coley era la sua ex fidanzata, Rhonda Wicht, 24 anni. Fu trovata morta (insieme con il figlio piccolo) da un suo parente, che si era insospettita non vedendola arrivare una festa a cui l’aveva invitata. I sospetti degli investigatori si erano concentrati su Coley per vari motivi: anzitutto, non c’erano tracce di forzatura della serratura, e l’uomo aveva in effetti ancora le chiavi dell’appartamento; una vicina di casa aveva raccontato di aver visto un uomo con i capelli abbastanza lunghi abbandonare velocemente casa della Wicht a bordo del truck che apparteneva a Coley ed era parcheggiato proprio davanti all’ingresso. Un altro vicino di casa aveva raccontato di aver sentito rumori provenire dall’appartamento della Wicht in piena notte.

Ci sono voluti oltre 35 anni prima che Coley riuscisse a trovare qualcuno disposto a rivalutare il suo caso, considerato chiuso da tempo. Un detective prese a cuore la sua vicenda nel 2015: gli bastò approfondire i fatti per ritrovarsi di fronte una serie di dettagli capaci di demolire le prove che avevano portato Coley in carcere. Anzitutto la vicina di casa che aveva sostenuto di aver visto l’uomo portar via rapidamente la sua auto dopo l’omicidio, non avrebbe mai potuto farlo semplicemente perché non c’erano la visuale adatta per stabilirlo. In secondo luogo, l’altro vicino che aveva parlato di rumori sospetti in piena notte, fu clamorosamente smentito nell’orario. Infine, l’elemento determinante: nelle varie tracce di Dna maschile riscontrate sul letto della vittima e del figlio, non c’era mai quello di Coley.

Craig Coley

Craig Coley in una foto del periodo in cui fu arrestato e in uno scatto di oggi.

Dal giorno in cui è uscito di prigione, nel novembre 2017, Craig Coley ha passato un mese in casa senza avere la forza di uscire. Non aveva un documento d’identità o un certificato di nascita ed era terrorizzato dall’idea di essere fermato dalla polizia. Senza un certificato di nascita, non si può ottenere un documento di identità. E senza quest’ultimo, non è possibile richiedere una copia del certificato di nascita. Craig era in un vicolo cieco.

Alla fine, il detective che prese a cuore il suo caso è riuscito ad aiutarlo anche in questo. Oggi Craig Coley ha un documento d’identità, un cellulare e la patente di guida.

 

“Non mi restano molti anni da vivere. Vorrei viaggiare un po’, vedere gli amici che non sono riuscito a frequentare in tutto questo tempo. Ci sono tante cose che vorrei fare. Non ho tempo per coltivare l’amarezza, devo guardare avanti e provare a godermi la vita che avevo lasciato. Quando un innocente finisce in carcere per 38 anni, mi pare sia abbastanza ovvio che sia stato compiuto un grave errore giudiziario”.

 

(fonte: Los Angeles Times)

ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2018