Quando un ministro come Carlo Nordio risponde al question time del Senato, c’è sempre da tenere le antenne ben dritte. Perché le sue parole non sono mai scelte a caso. Ieri, per esempio, ha aperto due capitoli mica male: Nordio e la responsabilità civile dei magistrati e Nordio e il risarcimento alle vittime di ingiusta detenzione.
Nordio e la responsabilità civile dei magistrati
La prima è tornata di moda giorni fa alla notizia che Enrico Costa (capogruppo di Forza Italia alla Camera) starebbe lavorando a una proposta di legge per cambiarne la normativa attualmente in vigore. Chiamato a commentare a botta calda, il ministro della Giustizia si era subito detto contrario. Facendo peraltro inarcare più di un sopracciglio fra gli osservatori politici, perennemente a caccia della minima occasione interpretabile come crepa nella maggioranza. Ebbene ieri Nordio ha confermato il suo no: «La sanzione pecuniaria al magistrato che sbaglia, con dolo o colpa grave, è inutile perché il magistrato è assicurato. Dunque è una misura che non ha effetto né sanzionatorio né preventivo né intimidatorio». Per il ministro della Giustizia la vera arma è un’altra: «Il magistrato non va sanzionato nel portafoglio, ma nella carriera, nelle promozioni ed eventualmente nel giudizio disciplinare». Sempre «nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura», ma «soprattutto in due momenti: quando si dimostra che non conosce le carte, cioè non conosce il processo, e quando si dimostra che non conosce le leggi, dunque non si è aggiornato».
Per la verità Nordio la pensa in questi termini da molto prima di arrivare in via Arenula. Solo che ora la sua posizione fa decisamente – e comprensibilmente – più rumore. Intendiamoci: un regime di responsabilità civile indiretta dei magistrati come quello in vigore da noi (chi si ritiene danneggiato da un giudice o da un pm può far causa alla Presidenza del Consiglio, che poi si rivale sulla toga in questione, peraltro entro limiti ben precisi) è comune a tutti i principali Paesi europei. Ci sarà pure un motivo. Il potere deterrente di una sanzione pecuniaria, poi, è praticamente nullo: con una polizza da poche centinaia di euro ogni anno il magistrato si paga un premio enormemente più alto di quanto sarebbe costretto a pagare nel caso di rivalsa da parte dello Stato (eventualità che, numeri alla mano, è più che remota). Insomma, al netto di populismi e falsi bersagli, una riforma del sistema sanzionatorio nei confronti del giudice e del pm che sbagliano dovrebbe puntare su altro.
Nordio e i rimborsi agli innocenti in manette
Ma ieri non è stato soltanto Nordio e la responsabilità civile dei magistrati. Il ministro della Giustizia ha parlato anche di risarcimenti alle vittime di errori giudiziari e ingiusta detenzione. Un indennizzo per chi ha subìto una custodia cautelare, salvo poi essere riconosciuto innocente con formula piena, esiste già ma «avviene in misura inadeguata» ha precisato il ministro della Giustizia. Per questo «cercheremo un domani di adeguarla a quello che è veramente il prezzo di un dolore di questa detenzione». Il ministro ha spiegato che il governo «accentrerà la sua attenzione» sulla necessità di «rimborsare tutti quei danni materiali che la persona ha subìto, a cominciare delle spese legali. Ecco, io ho sempre trovato irragionevole che lo Stato non risponda direttamente nei casi di assoluzione – soprattutto quando l’assoluzione avviene con la formula piena del “il fatto non sussiste” o del “per non aver commesso il fatto” – anche per il ristoro delle spese legali che, come sappiamo, tante volte costituiscono una sorta di rovina per una persona». Non foss’altro per l’obbligo di «pagare una tassa per ciascun foglio quando si vuole ottenere copia degli atti».
È un proposito nobile e interessante, va riconosciuto. Più difficile ammetterne la fattibilità, in tempi in cui lo Stato fatica già soltanto a sostenere l’esborso spaventoso per i soli indennizzi e risarcimenti. E anche il recente strumento del rimborso delle spese legali agli assolti non è che brilli per facilità di fruizione. Ma tant’è: aspettare e sperare non costa nulla.
Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone
Ultimo aggiornamento: 19 giugno 2026






