Franco, il poliziotto innocente incastrato da un rivale in amore

Un collega geloso di una donna di cui entrambi erano innamorati, lo accusa falsamente di far parte di una banda specializzata in immigrazione clandestina. E così un sovrintendente finisce agli arresti senza colpa.

SCHEDA

Franco Bernardini

Roma (Roma)
  • Anno
  • 2008
  • Reato
  • Associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina
  • Avvocato
  • Riccardo Radi
  • Giorni di detenzione
  • 34 (carcere), 35 (arresti domiciliari)
  • Errore
  • False accuse
  • Risarcimento
  • 13.750 euro

È l’alba dell’1 marzo 1997 a Roma. Agenti della Questura effettuano decine di arresti in una maxi operazione diretta a smantellare una presunta banda specializzata nel favorire l’ingresso di clandestini in Italia, ma responsabile anche di diversi altri reati: dalla corruzione alla concussione, dal peculato al falso, all’uso di sigilli contraffatti. Tra gli arrestati ci sono alcuni poliziotti. Uno di questi è Franco Bernardini, allora trentottenne, sovrintendente di polizia presso il commissariato Appio nella capitale. Ma c’è un particolare: è innocente, vittima di un errore giudiziario. Non ha nulla a che fare con le accuse che gli vengono mosse. Eppure sarà costretto a passare più di un mese agli arresti, protagonista suo malgrado di una ingiusta detenzione. Una storia che lo accomuna alle tante vittime con la divisa, arrestate senza colpa.

Quella mattina Franco Bernardini, dopo aver ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare davanti allo sguardo sbigottito della moglie, viene trasferito nel carcere romano di Regina Coeli. A incastrarlo ci sarebbero le dichiarazioni di di due cittadini stranieri, ma soprattutto quelle di un co-indagato, che ha deciso di collaborare con gli inquirenti. Bernardini intanto passa 34 giorni in cella e subito dopo altri 35 agli arresti domiciliari.

Si arriva così al processo di primo grado. «Nel corso del dibattimento mi sono opposto alla rinnovazione degli atti, costringendo così il Tribunale a riascoltare l’imputato che lo aveva accusato», ricorda il difensore di Franco Bernardini, l’avvocato Riccardo Radi. «In sede di controinterrogatorio sono riuscito a far emergere le mille imprecisioni nelle sue dichiarazioni ed il fatto che avesse del malanimo nei confronti del Bernardini per la gelosia relativa a una donna». Non solo, c’era dell’altro: «Non vi era nessun riscontro oggettivo in relazione alle presunte dazioni di denaro ricevute dallo stesso Bernardini».

E così, il 5 febbraio 2004, a ben sette anni di distanza dall’arresto, la quarta sezione penale del Tribunale di Roma assolve Franco Bernardini da tutti i capi di imputazione, con la formula più ampia: perché il fatto non sussiste.

Divenuta irrevocabile la sentenza, il 6 giugno 2006 l’avvocato Radi presenta un’istanza di riparazione per ingiusta detenzione. Dovranno passare due anni, prima che la Corte d’Appello della capitale accolga la domanda di indennizzo per i 34 giorni trascorsi dietro le sbarre e i 35 agli arresti domiciliari: il 12 giugno 2008 i giudici di secondo grado dispongono il pagamento di 13.750 euro in favore del sovrintendente di polizia.

Oggi Franco Bernardini non è più un poliziotto: profondamente deluso dal comportamento di molti suoi colleghi, nel periodo dell’inchiesta in cui era stato coinvolto da innocente, ha richiesto il pensionamento anticipato. E si è separato dalla moglie.

 

Ultimo aggiornamento: 26 maggio 2020

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