Ha trascorso quasi tre decenni nel braccio della morte prima di tornare in libertà. Jimmie Duncan, 57 anni, originario della Louisiana, è stato definitivamente scagionato la settimana scorsa dopo che i giudici hanno concluso che la sua condanna per omicidio si fondava su prove scientifiche prive di attendibilità, definite in aula «junk science», cioè “scienza spazzatura”.
Duncan era stato condannato nel 1998 all’ergastolo con pena di morte per l’omicidio della piccola Haley Oliveaux, di appena 23 mesi, figlia della sua compagna dell’epoca, Allison Layton Statham. Secondo l’accusa, l’uomo aveva violentato e poi annegato la bambina.
La sua liberazione era avvenuta dopo il pagamento di una cauzione di 150mila dollari, resa possibile dall’annullamento della condanna pronunciato nei mesi scorsi. Ad aprile, infatti, il giudice Alvin Sharp del Quarto Distretto Giudiziario della Louisiana, aveva annullato il verdetto di colpevolezza dopo aver ascoltato nuovi esperti forensi, secondo i quali le prove utilizzate al processo non erano «scientificamente difendibili». Gli stessi esperti hanno inoltre sostenuto che la morte della bambina era compatibile con un annegamento accidentale.
Un mese dopo è intervenuta anche la Corte Suprema della Louisiana, affermando che, alla luce delle nuove evidenze scientifiche, «nessun giurato ragionevole» avrebbe pronunciato una condanna.
Nel concedere la libertà su cauzione, il giudice ha osservato che «la presunzione di colpevolezza non è forte», richiamando sia le nuove perizie sia l’assenza di precedenti penali a carico di Duncan.
I suoi avvocati hanno definito la decisione un passo fondamentale verso la completa riabilitazione, sostenendo che il tribunale abbia riconosciuto l’esistenza di «prove chiare e convincenti» della sua innocenza.
Le contestate prove del morso
Il caso Duncan è oggi considerato uno degli esempi più emblematici negli Stati Uniti dei rischi legati all’utilizzo dell’analisi dei segni di morso come prova scientifica. Per anni questa tecnica è stata ampiamente utilizzata nei processi penali, ma la comunità scientifica l’ha successivamente screditata, ritenendola priva di basi affidabili.
Già nel 2013 un’inchiesta dell’Associated Press aveva individuato almeno due dozzine di casi, dal 2000 in poi, in cui condanne o incriminazioni ingiuste erano state fondate proprio su questo tipo di analisi.
L’accusa contro Jimmie Duncan si basava soprattutto sulle testimonianze dell’odontologo forense Michael West e del patologo Steven Hayne, due consulenti il cui operato è stato successivamente associato ad altri casi di errori giudiziari.
Secondo la difesa, entrambi avrebbero utilizzato metodologie che la moderna scienza forense considera oggi inaffidabili.
Negli atti depositati in tribunale, gli avvocati sostengono che un filmato mostrerebbe West mentre premeva un calco della dentatura di Jimmie Duncan sul corpo della bambina, prima di concludere che i segni corrispondessero al suo morso. Un altro esperto chiamato successivamente a testimoniare durante il processo, sempre secondo la difesa, non era a conoscenza del modo in cui quei segni erano stati prodotti.
Steven Hayne è nel frattempo deceduto. Michael West ha invece riconosciuto che i test del DNA hanno di fatto reso superata l’analisi dei segni di morso, pur continuando a difendere il proprio operato anche nei procedimenti poi sfociati in assoluzioni.
La madre della bimba: «Non credo più che sia stato lui»
Tra i momenti più intensi dell’udienza per la concessione della libertà su cauzione c’è stata la testimonianza della madre della bambina, che ha dichiarato di non ritenere più Duncan responsabile della morte della figlia.
Allison Layton Statham ha affermato che Haley, affetta da crisi epilettiche, sarebbe annegata accidentalmente nella vasca da bagno.
«Haley è morta perché era malata», ha dichiarato davanti al giudice.
La donna ha inoltre accusato i pubblici ministeri di non averle mai comunicato l’esistenza di elementi che avrebbero potuto scagionare Duncan e ha sostenuto che investigatori ed esperti forensi abbiano costruito una ricostruzione dei fatti falsa, con conseguenze devastanti per entrambe le famiglie.
«La storia dell’orrore che hanno costruito, profanando la memoria della mia bambina, mi riempie di rabbia», ha detto. «Non mi è mai stato detto nulla che potesse scagionare il signor Duncan. Se lo avessi saputo, la sua vita e quella delle nostre famiglie avrebbero avuto un destino molto diverso.»
Anche l’avvocato M. Chris Fabricant, dell’Innocence Project, ha ribadito davanti al tribunale che «le prove fondate sui segni di morso sono scienza spazzatura» e rappresentano una delle forme più fuorvianti di prova forense inaffidabile.
Il procedimento contro Jimmie Duncan non è concluso
Il caso riporta l’attenzione anche sull’elevato numero di errori giudiziari registrati in Louisiana. Secondo il Death Penalty Information Center, dal 1973 oltre 200 detenuti condannati a morte sono stati successivamente riconosciuti innocenti negli Stati Uniti, dodici dei quali proprio in Louisiana. L’ultima assoluzione di un detenuto del braccio della morte nello Stato risale al 2016.
La procuratrice generale della Louisiana, Liz Murrill, si è opposta alla scarcerazione di Duncan, sostenendo che avrebbe dovuto restare detenuto mentre la Corte Suprema esamina il ricorso della procura per ripristinare la condanna. La Corte, tuttavia, ha rimesso la decisione sulla libertà provvisoria al giudice di primo grado.
L’ufficio del procuratore distrettuale della contea di Ouachita continua infatti a chiedere il ripristino della condanna e a perseguire la pena di morte, senza rilasciare dichiarazioni pubbliche in attesa della decisione definitiva della Corte Suprema della Louisiana.
Nel frattempo Jimmie Duncan, che era uno dei 55 detenuti del braccio della morte nel penitenziario statale di Angola, vivrà con alcuni familiari nella Louisiana centrale mentre prosegue la battaglia giudiziaria per ottenere la piena dichiarazione di innocenza.
I suoi legali lo descrivono come un detenuto modello, che negli anni trascorsi in carcere ha aiutato numerosi altri condannati a conseguire il diploma equivalente alla scuola superiore (GED), e sostengono che possa contare su un forte sostegno della comunità nella sua richiesta di completa riabilitazione.
(fonte: Nbc News, Independent)
Ultimo aggiornamento: 30 luglio 2026






