Le prove scientifiche possono davvero essere considerate infallibili? E soprattutto: è possibile ridurre il rischio che un processo penale si concluda con una condanna ingiusta, dunque un errore giudiziario, a causa di un’errata interpretazione di una perizia? A queste domande prova a rispondere il volume “Verso una maggiore affidabilità della prova tecnico-scientifica per mezzo della metrologia forense”, appena pubblicato da Giuffrè Francis Lefebvre. Il libro raccoglie i risultati di un progetto di ricerca coordinato dall’Università di Trento insieme all’Università dell’Insubria e al Politecnico di Milano, nato con un obiettivo preciso: mettere a disposizione della giustizia nuovi strumenti per ridurre il rischio di errori giudiziari.
Prove scientifiche o verità assolute?
L’idea di fondo è tanto semplice quanto innovativa. Nel processo penale le prove scientifiche – dal Dna agli esami tossicologici, dalle analisi balistiche alle impronte – vengono spesso percepite come verità assolute. In realtà nessuna misurazione è perfetta: ogni risultato contiene un margine di incertezza. Il problema nasce quando questo limite naturale della scienza viene ignorato o sottovalutato e dati probabilistici finiscono per essere interpretati come certezze.
È qui che entra in gioco la metrologia, la disciplina che studia le misurazioni e il modo corretto di valutarne precisione, affidabilità e margini di errore. Applicarne i principi alle scienze forensi significa imparare non solo a ottenere risultati più solidi, ma anche a comunicarne con chiarezza i limiti, evitando che giudici e pubblici ministeri attribuiscano alle perizie un valore superiore a quello che realmente possiedono.
Secondo gli autori, proprio la gestione dell’incertezza rappresenta la chiave per rafforzare la qualità della prova scientifica. Ammettere che un dato non è assoluto non significa indebolire la scienza, ma renderla più trasparente e affidabile. Ogni misurazione, infatti, dovrebbe essere accompagnata dall’indicazione del suo grado di affidabilità, consentendo al giudice di valutare le conclusioni dell’esperto con maggiore consapevolezza.
La ricerca, sviluppata nell’ambito del progetto nazionale “Metro4Justice”, sostiene che questo approccio potrebbe limitare il rischio dei cosiddetti “falsi positivi”, cioè delle condanne di persone innocenti. Una prospettiva tutt’altro che teorica: la cronaca giudiziaria dimostra quanto il peso attribuito a una consulenza tecnica possa incidere sull’esito di un processo.
Serve maggiore solidità
Lo studio richiama anche il dibattito internazionale sulla necessità di rendere più solide le scienze forensi. Gli standard di qualità oggi utilizzati nei laboratori sono indispensabili, ma non bastano. Garantiscono che gli esami vengano eseguiti correttamente, non che i loro risultati siano interpretati nel modo giusto. È proprio su questo passaggio che la metrologia forense propone un cambio di paradigma: trasformare il dubbio da elemento da nascondere a informazione da misurare, spiegare e utilizzare.
Per gli studiosi, la vera sfida dei prossimi anni sarà diffondere questa cultura non solo tra gli esperti scientifici, ma anche tra magistrati, avvocati e investigatori. Perché una giustizia più consapevole dei limiti della scienza è anche una giustizia più capace di evitare errori. E, quando in gioco ci sono la libertà e la vita delle persone, anche un piccolo margine di errore in meno può fare una differenza enorme.
(fonte: Sistema Penale)
Ultimo aggiornamento: 28 luglio 2026
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