Partiamo anzitutto dalla notizia di attualità. Un pastore pentecostale di 66 anni, nato in Ghana ma residente da tempo a San Martino Buon Albergo (circa16mila abitanti poco distante da Verona), finisce in un’indagine dei carabinieri su un giro di ricettazione di automobili rubate.
L’uomo viene visto entrare in un container frequentato da alcuni connazionali, in una zona in cui qualche settimana prima erano state ritrovate quattro macchine rubati provenienti dalla Francia. È inevitabile che gli inquirenti decidano di approfondire la sua posizione. Però, quando gli chiedono conto della sua presenza da quelle parti, l’uomo cade dalle nuvole: gli investigatori si sentono rispondere che è lì semplicemente per recuperare alcuni beni da spedire successivamente nel suo Paese di origine. Per giunta, il pastore pentecostale precisa di non conoscere nessuno dei presenti né di essere a conoscenza di traffici loschi legati ad automobili rubate.
Gli investigatori non si fidano né gli vogliono credere fino in fondo. Decidono così di perquisire la sua casa, sospettando di potervi trovare i documenti delle auto francesi. Una volta sul posto (il 22 aprile scorso) ecco la sorpresa: invece dei libretti di circolazione, dall’abitazione del ghanese salta fuori una notevole quantità di polvere bianca il cui aspetto lascia poco spazio ai dubbi: sembra proprio droga sintetica, ecstasy o simili. Il pastore pentecostale nega, si tratta di ben altro: è solo una polvere sbiancante specifica per smacchiare il bucato che qualcuno gli ha regalato diverso tempo prima e che lui si è dimenticato di usare. Ma gli investigatori non lo ascoltano, a loro basta soltanto un’occhiata sommaria per arrestarlo in flagranza di reato e mandarlo a processo di lì a poco per direttissima con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti.
Nota bene: nessuno ha fino a quel momento sottoposto quella polvere bianca a esami, non c’è alcuna certezza che si tratti effettivamente di droga. Eppure si procede come fosse scontato che lo sia.
Durante il processo la difesa ottiene che la sostanza venga analizzata a dovere. E il responso coincide esattamente con ciò che il pastore aveva fatto presente fin dal primo momento: altro che ecstasy, si tratta davvero di detersivo sbiancante per tessuti. Inevitabile l’assoluzione con formula piena, qualche giorno fa.
Non solo il pastore pentecostale
Dice: cose che possono capitare. Neanche per sogno. Nel caso del pastore pentecostale ghanese tutto si è risolto nel giro di poco più di tre mesi, molta ansia, altrettanto spavento e i consueti danni collaterali di questi casi (ci sarà sempre qualcuno cui resterà il sospetto, «Qualcosa dovrà avere pur fatto se è finito in quella situazione…»). Ma almeno non è stato arrestato
Perché sì, poteva anche accadergli questo. È già successo e quasi certamente continua a succedere anche mentre state leggendo questo articolo, se consideriamo che ogni 8 ore in Italia un innocente viene arrestato con la magra consolazione che presto o tardi sarà assolto.
Non ci credete? Fatevelo raccontare dai due fidanzati piemontesi cui i carabinieri trovarono (prima in auto e poi anche a casa) un notevole quantitativo di quella che presero per marijuana e che invece era canapa tessile. Tredici giorni in cella per spaccio.
Oppure fatevelo dire dal bracciante agricolo afgano, incensurato, con un lavoro e un regolare permesso di soggiorno in Italia, costretto a due mesi in carcere perché scambiato per pusher. Ma il pacchetto di polvere bianca che si era trovato per caso a maneggiare non era neanche droga, ma… lassativo.
Oppure ancora chiedete alla ragioniera 60enne di Genova, 7 giorni in carcere e altri 90 ai domiciliari perché durante i riti religiosi di un movimento cui apparteneva usava una bevanda considerata sacra, ma contenente dosi minime di una sostanza presente nella tabella degli stupefacenti.
E sono solo tre esempi dei tanti, troppi possibili.
L’esperienza dovrebbe servire a qualcosa e invece sembra che qui nessuno abbia imparato un bel nulla dagli errori passati. Finché continueranno ad accadere storie come queste e come quella più recente di San Martino Buon Albergo, vedere anche soltanto lievemente circoscritti i casi di ingiusta detenzione o di processi inutili non può che restare una pia illusione.
Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone
(fonti: Corriere del Veneto, Fanpage)
Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2026




