Responsabilità civile, ecco quanti magistrati pagano davvero

I giudici sbagliano, gli italiani pagano. L’ultimo nome che s’aggiunge alla lista dei rimborsati per l’inefficienza del sistema giudiziario è Mohamed Fikri. L’operaio marocchino che nel 2010 era finito dietro le sbarre, schiacciato dal sospetto d’essere l’assassino di Yara Gambirasio, s’è visto riconoscere 9.000 euro. Tanto valgono, per la Corte d’Appello di Brescia, le 72 ore passate in galera a seguito dell’errata traduzione di un’intercettazione telefonica ascoltando la quale gli interpreti interpellati dalla Procura credettero di sentir risuonare il verbo uccidere. Sbagliavano. E con loro i magistrati, che dopo aver scarcerato Fikri lo tennero sotto inchiesta 908 giorni, con l’accusa di favoreggiamento, prima che per lui arrivasse l’archiviazione.

Partita chiusa? Forse no. I legali del giovane, per nulla soddisfatti, si dicono pronti alla causa civile per ottenere pure il ristoro del danno d’immagine, camminando sul terreno sdrucciolevole della materia. La Cassazione, a più riprese, ha provato a mettere dei paletti. Stabilendo, ad esempio, che per ogni dì ingiustamente vissuto in cella siano dovuti 235,82 euro, ridotti a 177,91 nell’eventualità di detenzione domiciliare. Ma tariffario a parte, le Corti territoriali si muovono in autonomia, decidendo in base alla personalità del richiedente, al suo ruolo professionale e sociale e alle conseguenze pregiudizievoli effettivamente patite, entro un massimo di 516.456,90 euro. Di fatto una giungla, priva di regole certe e universali.

 

Senza andare troppo a ritroso nel tempo, vale la pena ricordare i 18.000 euro liquidati alla pornostar Brigitta Bulgari per gli 11 giorni trascorsi in guardina nel 2010 per uno spettacolo hard davanti a minori dei quali lei però ignorava l’età (e per questo fu assolta), o i 175.000 euro accordati al napoletano Rocco Russo, presunto spacciatore che al fresco era rimasto quasi 2 anni, tra il 2008 ed il 2010, prima d’essere scagionato dalla Cassazione. E ancora Filippo Pappalardi, padre dei fratellini Ciccio e Tore, tenuto al gabbio per 3 mesi poiché indiziato della scomparsa dei figli, in realtà vittime d’una tragica fatalità: per lui 65.000 euro. A guardare le statistiche, casi tutt’altro che rari e isolati. Leggendo i dati forniti dal ministero dell’Economia, s’apprende anzi una verità inquietante: da quando (nel 1991) il risarcimento per ingiusta detenzione è stato introdotto, fino al 2012 sono state 22.323 le istanze accolte. In soldoni 575 milioni di euro, per una spesa annua media di 30 milioni, di recente improvvisamente scesa a 7 milioni. Meno innocenti in carcere? No. Semplicemente, meno soldi in cassa: il governo ha tagliato anche i capitoli di bilancio destinati a coprire gli errori giudiziari e l’ingiusta detenzione, in ogni caso con conto a carico dei cittadini.

 

E i giudici negligenti? L’hanno fatto franca, nonostante dal 1988 possano essere chiamati a rispondere della loro negligenza. In 26 anni le azioni di rivalsa promosse nei riguardi dei magistrati imperiti sono state poco più di 400. Di esse il 63% è stato in seguito dichiarato inammissibile. E su 18 sentenze emesse, le condanne sono rare quanto le mosche bianche: in 23 anni, appena 4. Perché come al solito in Italia chi rompe non paga, e si tiene pure i cocci.

 

(fonte: Giampaolo Iacobini, Il Giornale, 2 ottobre 2014)