Cinque giorni agli arresti per colpa di un clamoroso scambio di persona

Gli inquirenti cercavano un uomo con stesso nome e cognome, stessa città di residenza, medesimi giorno e mese, ma diversa data di nascita. Storia di un errore giudiziario che sarebbe potuto costare caro a un noto imprenditore del Bresciano.

SCHEDA

Alessandro Faustini

Brescia (Brescia)
  • Anno
  • 2021
  • Reato
  • Riciclaggio
  • Avvocato
  • Vanni Barzellotti, Jacopo Barzellotti, Marco Cecconi
  • Giorni di detenzione
  • 5 (arresti domiciliari)
  • Errore
  • Scambio di persona
  • Risarcimento
  • Richiesto

È il 18 gennaio 2021. Nell’ambito della maxi inchiesta “Nuova evasione continua”, il Gip di Brescia ha disposto l’esecuzione di 24 ordini di custodia cautelare, 2 interdizioni, 104 iscrizioni nel registro degli indagati. Tutti per reati come evasione fiscale, fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, indebite compensazioni. Un giro d’affari illecito da 270 milioni di euro. Tra gli arrestati c’è un imprenditore molto noto nella zona (e non solo): Alessandro Faustini, 69 anni, a capo dell’omonimo gruppo che lavora nel settore delle cave. Comincia così per lui un incubo giudiziario per fortuna durato meno di una settimana: restare vittima di un errore giudiziario per colpa di uno scambio di persona, uno dei tanti che accadono purtroppo ogni anno in Italia.

Di cosa è accusato Alessandro Faustini? Gli si contesta di aver aperto un conto corrente personale in Croazia e di aver successivamente dato la delega di operare a persone fidate affinché prelevassero somme da decine di migliaia di euro in contanti, per riportarle in Italia. Per gli inquirenti, questo denaro costituirebbe i proventi dell’attività illecita.

Già a poche ore dall’arresto, Alessandro Faustini si proclama innocente: «Io non c’entro nulla con questa vicenda. E non ho mai avuto alcun tipo di rapporto con le altre persone indagate. Credo mi abbiano scambiato per qualcun altro». Non solo: «Spero i magistrati mi interroghino al più presto, per chiarire la mia posizione».

Sono giorni di comprensibili timore, angoscia, sorpresa per l’imprenditore. Per fortuna, sarà proprio l’interrogatorio di garanzia chiesto a gran voce fin dal primo momento, a chiarire le cose. Il 23 gennaio, davanti al Gip Carlo Bianchetti, che aveva firmato l’ordinanza di arresto, e alla presenza del sostituto procuratore Claudia Passalacqua, i legali di Alessandro Faustini (gli avvocati Vanni e Jacopo Barzellotti, con Marco Cecconi) riescono a dimostrare facilmente che si tratta di un clamoroso scambio di persona: gli inquirenti cercavano un uomo con stesso nome e cognome, stessa città di residenza (Brescia), medesimi giorno e mese di nascita, ma diverso anno (1951 l’imprenditore, 1985 l’altro). Non è tutto: la persona ricercata fa il muratore, come risulta anche da alcune intercettazioni («Ma scusa, questo Faustini, è un imprenditore?» chiede uno degli indagati a un certo punto; «No no, è un ragazzo giovane, fa il muratore»).

E ancora: nel fascicolo, è presente anche una comunicazione inviata dalle autorità giudiziaria e bancaria croate, per riferire che in effetti l’anno di nascita di Faustini (il 1951) non tornava con le generalità in possesso dell’istituto di credito.

Infine, uno degli indagati, Massimo Battezzi (a cui sarebbe riconducibile una serie di cartiere), durante il suo interrogatorio aveva ribadito agli inquirenti: «Faustini? Mai visto e mai sentito nominare, proprio non so chi sia».

Di fronte alla ricostruzione della difesa, l’accusa non ha presentato opposizione. Così il Gip ha disposto la revoca immediata degli arresti domiciliari a carico di Alessandro Faustini.

«Sono libero! Si è trattato solo di cinque giorni, per fortuna, ma non è stato facile. Non nascondo che per due notti non ho chiuso occhio, non riuscivo a capacitarmene. Sapevo benissimo che doveva esserci un equivoco, che sono estraneo a questa storia e che saremmo riusciti a dimostrarlo, ma non sapevo in quanto tempo. Insomma, non è stato piacevole».

«Per fortuna non sono stato trattato come un delinquente, anzi con estrema gentilezza da chi si è presentato a casa mia per notificarmi l’ordinanza di custodia cautelare. Non conosco nessuna delle persone con le quali ero indagato. Alla fine la verità era tra le carte».

«Grazie al giudice e al pm per la loro disponibilità: hanno accolto la nostra tesi e mi hanno liberato subito».

Ma i suoi avvocati sono ancora al lavoro: ci sono conti correnti, contanti e beni da dissequestrare.

 

(fonti: Corriere della Sera – edizione Brescia, Il Giornale, Qui Brescia)

Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2021

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