Enzo Tortora carceri in estate

Carceri oltre ogni emergenza

Guardate la foto che correda questo articolo. Quell’uomo rasato a zero, a torso nudo, sfatto dal caldo e dalla disperazione, è un irriconoscibile Enzo Tortora. Siamo nell’estate del 1983, è da poco entrato a Regina Coeli. Lui, giornalista di razza e totem per milioni di spettatori della tv nazional-popolare, si ritrova a impazzire di rabbia e sgomento, angoscia e impotenza per un’accusa senza senso né fondamento. E a capire sulla sua pelle – lui, innocente – che cosa provano decine di migliaia di detenuti nelle carceri in estate. «Chissà perché si dice “al fresco”, io muoio di caldo in cella» scrive alla sua compagna Francesca Scopelliti. E poi: «Siamo sette in dieci metri quadrati».

Sono passati quarantatré anni ed è cambiato pochissimo, quasi nulla. Il fatto è che siamo uno strano popolo, noi italiani. Applaudiamo compiaciuti e rasserenati quando Roberto Benigni usa un suo intero spettacolo per ricordarci che la nostra Costituzione è “La più bella del mondo”. Ma un attimo dopo ce ne dimentichiamo: dopo tutto lo show di Benigni parla solo dei primi 12 articoli, non vorrete mica che ci mettiamo lì a imparare tutti gli altri.

Costituzione calpestata

Prendi il 27, terzo comma: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Che un principio fondamentale per uno Stato di diritto sfugga a un comune cittadino è grave, ma tutto sommato comprensibile. Imperdonabile invece che a dimenticarlo, ignorarlo, talvolta addirittura calpestarlo sia lo Stato stesso. Accade da decenni, nell’imperturbabilità generale: cittadini, politica, governi di turno, del legislatore. Tutti lì a stracciarsi le vesti, a denunciare, annunciare e promettere, salvo poi buttarla in caciara scaricando su altri il barile delle colpe o sfruttando il vento elettorale più propizio.

Il sistema è al collasso

E così le carceri italiane restano roba da quarto mondo. E ogni volta che l’associazione Antigone tira fuori uno dei suoi fondamentali rapporti, c’è l’occasione per rendersene conto. L’ultimo in ordine di tempo è quello che fotografa la realtà penitenziaria della prima metà di quest’anno. Ed è un campionario di indicatori della sconfitta su tutti i fronti.

Il sistema carcerario è stremato, prossimo al collasso. Saturo all’inverosimile: al 28 luglio scorso i detenuti – più di un quarto dei quali, ricordiamolo, in attesa di giudizio e dunque tuttora non colpevoli – erano 64.741, ma i posti effettivamente disponibili soltanto 46.343, per un tasso di affollamento reale del 139,7% (livello mai raggiunto dal 2013). Vuol dire che là dove dovrebbero esserci 100 persone ce ne sono in realtà quasi 140.

Ed è solo una media, perché ci sono regioni in cui la situazione è fuori controllo: in Puglia il sovraffollamento è al 180%, in Molise e Basilicata oltre il 160%, in Lombardia quasi al 158%. In sei istituti penitenziari i detenuti sono più del doppio dei posti disponibili: a Lucca sono addirittura due volte e mezzo (256,8%), a Milano “San Vittore” e Latina sono oltre il 220%.

Dai tempi di Tortora la situazione non è cambiata poi granché: in quasi la metà dei penitenziari visitati negli ultimi dodici mesi dagli operatori di Antigone, lo spazio calpestabile è inferiore al limite minimo di 3 metri quadrati a persona. Con la conseguenza che i reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per i trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone recluse aumentano (nel 2025 sono stati il 12% in più rispetto all’anno precedente).

Carceri in estate

L’estate peggiora enormemente le cose. Il 60% della popolazione detenuta trascorre la maggior parte della giornata in celle zeppe con temperature che superano i 40 gradi. In alcuni istituti le finestre delle celle risultano schermate e questo impedisce anche il passaggio di aria. Chi vuole un ventilatore se lo deve comprare di tasca sua, con buona pace di centinaia di detenuti indigenti. Una direttiva del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) del 23 aprile scorso ha vietato la presenza di frigoriferi non solo nelle celle, ma anche nei corridoi: per avere acqua fresca, specie di notte, bisogna rivolgersi al personale di turno. Il tutto in un contesto spaventoso anche dal punto di vista igienico-sanitario: ritrovarsi nelle carceri in estate può voler dire combattere con infestazioni di cimici da letto (è successo a Venezia, Monza e Pisa) e persino con gravi carenze idriche (a Milano “Opera” un guasto ha costretto la struttura a ricorrere alle bottiglie fornite dalla Croce Rossa).

La disperazione regna nelle carceri in estate

Vivere così non può che condurre alla disperazione e la disperazione porta a conseguenze tragiche: nei primi sette mesi del 2026, almeno 38 persone si sono tolte la vita in carcere. La vittima più giovane, una ragazza di 21 anni a Trento; la più anziana, un uomo di 73 anni a Padova.

Anche l’autolesionismo è in forte aumento: riguarda più di un detenuto su quattro (26,5%). Senza contare che il 9,3% dei detenuti ha diagnosi psichiatriche gravi, con una cronica carenza di ore di assistenza da parte di psichiatri e psicologi. E che il 20,5% fa regolarmente ricorso a stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi. Con un altro 46% che ricorre a sedativi o ipnotici.

Le responsabilità

Antigone se la prende col governo e con il suo «approccio basato su un populismo penale e logiche emergenziali»: più reati e pene più severe, ma nulla che agisca sulle cause strutturali della crisi. Lamenta il fatto che non si sappia ancora nulla del piano di edilizia penitenziaria, presentato nel 2025, che avrebbe dovuto dotare il Paese di 10mila nuovi posti entro la fine del 2027. E che il provvedimento annunciato nei giorni scorsi, con cui si vorrebbero scarcerare 10mila detenuti con dipendenze, sembra essere viziato dalla carenza di strutture per ospitarli e soprattutto da una copertura finanziaria pesantemente inadeguata.

Come sempre ci ritroviamo al punto di partenza, in cerca di responsabilità. Intanto l’emergenza rimane, i numeri crescono, le persone soffrono. Con tanti saluti alla Costituzione più bella del mondo.

Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone

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