Un paio di giorni fa il ministro della Giustizia tedesco, Stefanie Hubig, ha presentato una proposta di legge con cui intende (fra l’altro) aumentare l’entità dei risarcimenti per errori giudiziari in Germania. Si tratta delle somme che vengono versate a chi è stato vittima di custodia cautelare, salvo poi essere stato riconosciuto innocente con un’assoluzione o un’archiviazione, oppure a chi ha subìto una condanna successivamente annullata.
Se l’iniziativa venisse approvata, gli importi aumenterebbero dagli attuali 75 ai 100 euro al giorno fino ai primi 6 mesi di detenzione non dovuta, per poi salire a 150 euro per il periodo successivo.
«Il nostro stato di diritto impone che gli errori vengano corretti e le persone ingiustamente incarcerate devono essere adeguatamente risarcite. Le tariffe degli indennizzi non sono state adeguate per troppi anni» ha commentato Hubig.
Non è tutto, c’è una seconda novità. I costi sostenuti dallo Stato per il vitto e l’alloggio di un innocente in carcere, che fino a oggi venivano detratti dal risarcimento, non lo saranno più.
«Anche le detrazioni per vitto e alloggio attualmente in vigore sono ingiustificate e percepite come inique».
Cambiano infine, in senso più favorevole a chi richiede un indennizzo, i termini di tempo per presentare la domanda e quelli per ottenere la risposta da parte dello Stato.
Gli Stati hanno tempo per presentare le loro valutazioni sulla bozza fino a metà agosto. Perché diventi legge, la riforma dovrà poi essere approvata dal Bundesrat (il Consiglio federale), perché l’indennizzo viene pagato proprio dagli Stati.
Gli errori giudiziari in Germania e da noi
Ora: perché mai dovrebbe interessarci il sistema di risarcimento per il carcere ingiusto in Germania? Un motivo c’è, eccome.
Da un lato è vero che, anche qualora la proposta di legge del ministro Hubig venisse approvata e gli importi degli indennizzi aumentassero, da un punto di vista strettamente quantitativo continueremmo a stare meglio noi: in Italia un giorno di custodia cautelare in carcere da innocente vale 235,82 euro (la metà se trascorso agli arresti domiciliari), dunque più di tre volte quello che attualmente viene pagato in Germania e più del doppio di quanto verrebbe riconosciuto con la riforma a chi è stato in carcere senza colpa per meno di 6 mesi.

Dall’altro lato però c’è qualcosa su cui i tedeschi si sono dimostrati decisamente più intelligenti di noi. Vediamo di cosa si tratta.
L’entità dei loro indennizzi è rimasta inchiodata a livelli irrisori per quasi mezzo secolo: 25 euro per ogni giorno trascorso in carcere da innocenti. Nel 2020 questa quota è stata finalmente innalzata una prima volta, triplicandola fino a 75 euro. Ma presto, molto presto anche il nuovo importo si è rivelato evidentemente troppo basso. Motivo per cui il ministro della Giustizia Hubig pensa ora di rimetterci mano di nuovo, e sarebbe la seconda volta nel giro di sei anni.
Due volte nel giro di sei anni. Per dire: in Italia i minimi di legge fissati per l’indennizzo per ingiusta detenzione sono cambiati radicalmente soltanto una volta per merito di una legge che entrò in vigore il 2 gennaio 2000 e alzò il tetto massimo da 100 milioni a 1 miliardo di lire. Da allora – salvo un adeguamento minimo dovuto al passaggio dalla lira all’euro – tutto è rimasto uguale. Con il particolare però che il risarcimento viene accordato sempre più di rado (gli ultimi dati parlano del 50% degli accoglimenti delle istanze di riparazione per ingiusta detenzione), a scapito delle migliaia di innocenti che finiscono in carcere ogni anno.
Intanto in Germania la sensibilità su questi temi non si ferma all’ammontare degli indennizzi. Come raccontiamo diffusamente nel capitolo dedicato al confronto con l’Europa di “Innocenti – Il libro bianco dell’ingiusta detenzione in Italia”, da quelle parti sono in discussione proposte che – viste dai nostri lidi – sembrano lunari: diritto all’assistenza legale gratuita per la vittima di ingiusta detenzione nel percorso verso il risarcimento, impossibilità che la somma possa essere pignorata o compensata con eventuali debiti, istituzione di centri di assistenza pubblici di supporto per la ricerca di un alloggio o di un lavoro e per il reinserimento sociale.
Anche solo immaginare di prendere esempio, se non proprio di copiare, appare risibile.
Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi
Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2026





