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Il carcere e la dignità perduta

Grazie all’imprescindibile lavoro di Associazione Antigone veniamo a sapere che, nel giro di sette anni, i detenuti che in carcere hanno subìto trattamenti inumani o degradanti sono più che raddoppiati. Nel 2018 i Tribunali di Sorveglianza italiani avevano accolto i ricorsi di 3.115 persone: sembrava un’enormità già allora, ma ancora non sapevamo che cosa sarebbe accaduto negli anni successivi. Un’esplosione di domande che ha portato a far sì che nel 2025 il totale ammontasse a 6.539 richieste. Con un aumento di quasi il 110% rispetto al punto di partenza. E quasi 37mila persone che si sono viste calpestare, senza troppi patemi, il diritto a un trattamento penitenziario dignitoso.

 

tabella ricorsi detenuti trattamento inumano o degradante

 

Con tanti saluti alla Costituzione più bella del mondo e al suo visionario articolo 27, quello per cui le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, ma devono tendere piuttosto alla rieducazione del condannato. Provateci voi, da detenuti, a vivere fino a 23 ore su 24 in uno spazio inferiore a 3 metri quadri ciascuno (la stragrande maggioranza dei ricorsi è basata su questa ragione). Provateci voi a farvi venire voglia di imparare un mestiere, di studiare, di sognare una vita normale quando sarete tornati fuori di lì: mica è un caso se oggi 6 detenuti su 10 erano già stati in carcere, alcuni anche più di dieci volte. Provateci voi a resistere se in quella cella, dietro quelle sbarre, siete finiti nonostante siate innocenti, vittime di ingiusta detenzione o errori giudiziari.

Antigone parla di un sistema penitenziario «fuori dalla legalità» ed è molto difficile darle torto. Del resto, con un tasso di sovraffollamento medio del 140%, con 8 istituti che hanno superato il 200% (a Lucca siamo al 240%, per dire), anche solo accennare al termine “legalità” rischia di somigliare molto da vicino a una solenne presa per i fondelli.

 

Valentino Maimone

(ultimo aggiornamento: 1 giugno 2026)