Tradito dalla divisa, l’ingiusta detenzione di un carabiniere antimafia

Tradito dalla divisa

La copertina del libro di Gerardo De Sapio.

Per oltre 30 anni Gerardo De Sapio ha indossato la divisa dei carabinieri e dedicato la propria esistenza a combattere la camorra e la criminalità organizzata. Per l’Arma ha messo in secondo piano la sua famiglia rischiando ogni giorno la vita per far rispettare la legge. Poi le accuse per rivelazioni di segreto d’ufficio e favoreggiamento al clan Genovese, l’arresto da parte dei suoi stessi colleghi, il carcere. Diciannove giorni nel penitenziario militare di Santa Maria Capua Vetere. Da innocente, come diversi anni dopo stabilì il Tribunale di Napoli. È la storia dell’ex carabiniere Gerardo De Sapio racchiusa in un volume amaro e a tratti molto duro, dal titolo Tradito dalla divisa.

Nelle 107 pagine del libro, corredate anche di foto e delle copie degli atti processuali, l’ex brigadiere capo Gerardo De Sapio racconta parte della sua esistenza: dal giorno dell’arruolamento nell’Arma, il 13 gennaio 1976, alla sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste, il 16 aprile 2009. Nel mezzo, decine di operazioni anti camorra e arresti di malavitosi.

Nella prefazione di Tradito dalla divisa, l’avvocato Nello Pizza, uno dei suoi difensori, ricorda come l’esperienza del carcere “abbia sgretolato” tutto quel mondo di certezze “che rappresentava il fondamento della esistenza” di Gerardo De Sapio, che è stato “tradito dalla divisa, tradito da suoi compagni, tradito dal suo stesso senso del dovere”.

Gerardo De Sapio torna libero “solo fisicamente, moralmente credo che non sia stato più libero”, sottolinea il legale. “Quello che aveva vissuto in quegli attimi e nei giorni successivi lo aveva imprigionato per sempre”, aggiunge l’avvocato Pizza.

Tradito dalla divisa si può richiedere, versando un’offerta libera, attraverso il profilo Facebook di Gerardo De Sapio oppure chiamando il numero 338/2801068. I proventi verranno devoluti in favore di un progetto di reinserimento dei detenuti nei penitenziari della Campania.