Maria Andò, nove giorni in carcere per una rapina mai commessa

Maria Andò

Maria Andò è una studentessa di Giurisprudenza. Una mattina dell’ anno scorso, ha aperto la porta di casa e si è trovata di fronte i carabinieri: «Lei è in arresto». Una rapina, a Catania, sei mesi prima. Sotto choc, mentre la portavano via, dall’ ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Catania Maria ha capito solo che l’ accusavano di aver rapinato e addirittura tentato di uccidere, assieme ad un altro ragazzo, un tassista catanese. Lei, che a Catania, non c’ era mai stata. Nove giorni in cella a Pagliarelli e un anno da indagata per rapina e tentato omicidio.

 

Un incubo, un incredibile errore giudiziario che per Maria Andò è finito solo ieri quando il gip di Catania Francesco D’ Arrigo ha archiviato il fascicolo a suo carico. La vera responsabile di quella rapina, una ragazza senza fissa dimora, nel frattempo è stata individuata grazie alla confessione del ragazzo, lui sì responsabile, che era stato arrestato assieme a Maria. A portare gli investigatori all’ indirizzo della studentessa palermitana una scheda telefonica, del tipo You and Me, che la sorella di Maria, Federica, aveva regalato al suo fidanzato due anni prima quando questi aveva iniziato il servizio militare a Catania. Un numero di telefono, intestato a Federica, che gli inquirenti trovarono nel tabulato telefonico del tassista il giorno della rapina, il 31 agosto del 2007. E visto che Federica Andò non somigliava per niente alla ragazza descritta dalla vittima della rapina, i carabinieri acquisirono tutte le foto dei suoi familiari e individuarono nella foto tessera della sorella, risalente a diversi anni prima quando Maria aveva appena quindici anni, una compatibile con quella della presunta rapinatrice. E sulla base di questi indizi la portarono via.

 

Quel numero di telefono era sul tabulato del tassista solo perché la mattina del 31 agosto, come faceva da ormai due anni, il fidanzato della sorella lo aveva chiamato per chiedergli di portarlo dalla caserma alla stazione dei pullman per Palermo. Come più volte aveva fatto negli ultimi due anni. I due giovani rapinatori, invece, secondo il racconto della vittima, il tassista li aveva conosciuti solo tre giorni prima, due giovani barboni che dormivano nei vagoni della stazione di Catania e che il tassista aveva preso a cuore rifocillandoli prima di essere rapinato. Nulla c’ entrava Maria Andò con la rapina e nulla c’ entrava il fidanzato della sorella.

 

«Sarebbe bastata una semplice verifica dei tabulati e anche un riconoscimento, invece di basarsi su una foto antica, per evitare quello che per mia figlia è stato un dramma – racconta il padre di Maria, Carlo Andò, agente di commercio – A parte che i carabinieri verificarono subito che Maria era una studentessa con regolare abitazione e non una senza dimora». A tirare la ragazza fuori dal carcere di Pagliarelli l’ avvocato Fabrizio Foderà e la provvidenziale testimonianza di una collega universitaria e della madre in grado di dimostrare, nella loro testimonianza davanti al gip Antonella Consiglio, che il 31 agosto 2007 Maria era a Palermo. «Sono stata trattata come una delinquente – dice la ragazza – ho vissuto una situazione paurosa in un ambiente che ti fa sentire fuori dal tempo per una vicenda paradossale. Non capisco come si possa mandare in carcere un’ incensurata innocente e soprattutto come mai un magistrato che commette un errore del genere non debba pagare per il suo sbaglio.

 

(fonte: Alessandra Ziniti, la Repubblica, 5 febbraio 2009)

 

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