Strage di Alcamo, libero dopo 26 anni. Era innocente…

«Questo è il più bel giorno della mia vita», dice Giuseppe Gulotta mentre si lascia alle spalle l’imponente cancello grigio del carcere di Ranza di San Gimignano salutato amichevolmente dalle stesse guardie che per oltre venti anni lo hanno tenuto sotto sorveglianza. Il muratore, 53 anni il prossimo 7 agosto, condannato all’ergastolo per la strage di Alcamo Marina nel 1976, è stato scarcerato. Il Tribunale di sorveglianza di Firenze gli ha concesso la libertà condizionale dopo aver scontato ventisei anni di pena, di cui 22 di carcere effettivo. Adesso non dovrà più tornare in cella a mezzanotte meno un quarto come faceva ogni sera dopo aver dato un bacio alla compagna Michela, con la quale, smontato dal lavoro, cenava nella sua casa a Certaldo.

 

Gulotta è raggiante. Respira forte il profumo della libertà e, mentre assieme al suo avvocato Pardo Cellini esce dal penitenziario senese, le guardie lo salutano con un sorriso e una pacca sulla spalla. «E’ una sensazione bellissima — commenta a caldo — Sapere che non dovrò più mettere piede in carcere mi riempie di gioia. Certo — precisa — ho ancora dei doveri da rispettare come l’obbligo di firma una volta a settimana dai carabinieri e delle limitazioni negli spostamenti, ma presto verranno meno anche quelli». Gulotta ora che è libero ha tanti piccoli grandi sogni da realizzare: «Prima di tutto vorrei portare un fine settimana la mia Michela al mare e poi andare a trovare mia sorella Maria che abita in Sicilia».

 

L’avvocato Cellini di Certaldo, che assiste Gulotta da dieci anni afferma: «Nella straordinaria vicenda di questo uomo l’atto della sua scarcerazione rappresenta un momento fantastico. Di questo va dato merito anche alla dottoressa Maria Letizia Venturini per l’ottima relazione che ha fatto ai giudici del tribunale fiorentino che hanno accolto la richiesta di liberazione». Ora Gulotta potrà affrontare a piede libero il processo di revisione che sta procedendo speditamente presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria. E’ il primo passo verso la verità. Con il mio collega Baldassare Lauria penso che stiamo scrivendo una nuova pagina della giustizia italiana».

 

Gulotta guarda avanti. Non prova odio, ma solo rabbia. «Non voglio vendetta, ma giustizia. Per quei militari che mi torturarono per farmi confessare un duplice omicidio che non ho mai commesso provo solo tanta rabbia. Ancora oggi mi chiedo come abbiano potuto comportarsi in quel modo, loro che in quel momento rappresentavano lo Stato».

 

Gulotta, però, in tutti questi anni di ingiusta detenzione non si è mai perso d’animo e ha sempre gridato la sua innocenza. «Fin dal primo giorno che misi piede in carcere ho sempre parlato di revisione del processo. Sapevo che prima o poi il mio caso si sarebbe riaperto. La verità ha una forza dirompente e prima o poi esplode con tutta la sua potenza. Io poi credo in Dio e in lui ho sempre trovato conforto, anche nei momenti più duri».

 

Dopo il calvario c’è sempre la resurrezione e Giuseppe Gulotta ora che è finalmente fuori dal carcere è come se fosse rinato. «Resta ancora l’ultimo e più importante obiettivo da raggiungere: il riconoscimento della mia innocenza. Ormai sento che manca poco». L’uomo che ha sopportato con straordinaria dignità — per 26 anni — la vita da carcerato continua la sua lotta. La verità è vicina.

Giuseppe Gulotta chiederà allo Stato un risarcimento di 50 milioni di euro. Lo ha annunciato uno dei suoi legali, Baldassare Lauria. Gulotta fu torturato e seviziato nel corso degli interrogatori e costretto a confessare. Per questo l’azione avviata dai suoi difensori sarà rivolta al Ministero della Difesa da cui i militari coinvolti nelle torture dipendevano. Della questione sarà interessata anche la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo. «C’è stata – spiega, ancora, l’avv. Baldassare Lauria – una violazione degli articoli 3 e 6 della Convenzione dei diritti dell’uomo, sulle torture e sul diritto al processo equo».

 

”Gulotta non può più coltivare i sogni che aveva in gioventù”, prosegue l’avvocato Lauria. ”Mi rammarica il fatto che l’Arma non abbia fatto un comunicato per riconoscere l’errore dopo la sentenza di assoluzione. Gulotta aveva accettato la condanna, ingiusta, mentre dall’Arma non è giunta nemmeno una voce”.

 

(fonti: Irene Puccioni, La Nazione, 23 luglio 2010; Marsala.it, 16 febbraio 2012)

 

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Commenti

  1. ollyerosa2006 scrive:

    come possiamo fare per fare uscire due innocenti dal carcere? Olindo Romano e ROsa Bazzi sono innocenti! Chi vuole aiutarci?

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