Scambiato per un narcotrafficante per colpa di una R

Gianfranco Callisti ingiusta detenzione

Gianfranco Callisti

Era finito in carcere perché secondo il Tribunale di Bari era coinvolto in un traffico di droga, ma poi si scopre che tutto è nato da un errore commesso nelle intercettazioni telefoniche e così dopo alcuni mesi viene scagionato ed è riconosciuto del tutto estraneo alla vicenda.

Poi, dopo 10 anni, viene risarcito dallo Stato italiano con 50 mila euro. In estrema sintesi, è questa la vicenda che ha visto suo malgrado protagonista Gianfranco Callisti, elettricista di Guiglia, oggi 47enne. Dopo aver scontato alcuni mesi di custodia cautelare in carcere prima ed agli arresti domiciliari poi, il Gip del Tribunale di Bari ne aveva infatti dichiarato l’assoluzione.

 

Le scuse e il risarcimento

Oggi, assistito dall’avvocato Fabio Bazzani del Foro di Modena, ha ottenuto le scuse del Tribunale di Bari e la somma di 50 mila euro come risarcimento. In particolare, Callisti fu coinvolto nella maxi inchiesta denominata “Operazione Fiume”, che nel 2002 si presentò come una delle maggiori inchieste antidroga e che portò in carcere circa quaranta persone.

Tra queste c’era anche Callisti, estraneo ai fatti ma “colpevole” per le intercettazioni, dal momento che a un certo punto il suo soprannome, “Callo”, fu confuso con il nome “Carlo”, che era quello di una persona effettivamente coinvolta nell’inchiesta.

 

Alle 5,30 del mattino

«Purtroppo finii dentro alle intercettazioni telefoniche – spiega Callisti – perché conoscevo una persona che è poi risultata coinvolta in questo giro, ma tra il conoscere una persona che non è uno stinco di santo e collaborare per fini criminosi, di differenza ce ne passa. A quanti può capitare di venire a contatto con chi ha avuto guai con la giustizia? Ebbene, questo è quanto capitato a me. Ricordo ancora quando i carabinieri mi arrestarono: erano le 5,30 del mattino, mi suonarono in casa con la scusa di essere i pompieri, e in pochi secondi mi trovai ammanettato. Perquisirono tutto il mio appartamento, e naturalmente non trovarono nulla. Mi feci sei mesi in carcere a Sant’Anna, tre mesi di arresti domiciliari e tre mesi di libertà vigilata».

 

Il bilancio amaro

«Fortunatamente – continua Callisti – la mia tranquillità d’animo mi ha aiutato a superare il periodo del carcere. I veri amici e i miei genitori mi sono sempre rimasti vicino, convinti della mia innocenza. Altre persone si sono allontanate. Alla fine di questa vicenda posso dire che credo nella giustizia, anche se ritengo assurdo avere dovuto attendere più di 10 anni per essere risarcito».

 

(fonte: m. ped., Gazzetta di Modena, 10 luglio 2013)

 

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