Parla di maialini al telefono e la polizia pensa che siano partite di droga:

Donato Privitelli

Donato Privitelli

E’ stato risarcito con 20 mila euro per ingiusta detenzione subita Donato Privitelli, 43 anni, di Barrafranca, che era stato accusato ingiustamente di essere stato nel campo degli spacciatori di droga ed avere fornito dosi a un macellaio del luogo.

 

Donato Privitelli, oggi inserito tra quelli che usufruiscono del reddito minimo di inserimento da parte del comune di Barrafranca (in provincia di Enna), era stato arrestato il 22 marzo del 2006: il Gip del tribunale di Caltanissetta aveva emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti.

Privitelli era stato arrestato perché il Gip di Caltanissetta indicava che vi erano indizi certi, ricavati attraverso conversazioni telefoniche con un certo Luigi Cangemi, che Privitelli fosse fornitore di sostanze stupefacenti, anche perché lo stesso era gravato da precedenti specifici, e addirittura era partecipe di un vasto giro di droga e che attraverso sempre delle intercettazioni telefoniche emergeva il fatto che Privitelli vantava nei confronti di Cangemi un credito di 10 mila euro per la fornitura di droga e successivamente, saldato il debito, Cangemi otteneva dal Privitelli altre forniture di stupefacenti, chiamandole con il nome convenzionale di “maialini”.

Attraverso la richiesta del suo difensore, l’avvocato Giuseppe Paolo Piazza, il primo giugno Privitelli era riuscito a ottenere gli arresti domiciliari; il primo luglio, la detenzione nella sua abitazione era stata sostituita da un semplice obbligo di presentazione alla stazione dei carabinieri.

 

Il 22 gennaio del 2011, a distanza di cinque anni dall’arresto, il Tribunale di Caltanissetta assolveva Donato Privitelli per non avere commesso il fatto. Esaminando in modo più accurato le intercettazioni telefoniche, si era scoperto che i “maialini” di cui si parlava erano in effetti proprio i suini: Donato Privitelli aveva un allevamento di maiali e il suo interlocutore, Luigi Cangemi, di professione era macellaio.

 

Le accuse nei confronti di Privitelli erano esclusivamente dettate dalle conversazioni telefoniche: cadute queste accuse, non c’era più ragione di tenere un innocente in carcere e agli arresti domiciliari. Per quei 101 giorni tra cella e detenzione in casa, Privitelli decise allora di presentare – tramite il proprio legale – una richiesta di riparazione per ingiusta detenzione.

 

La sezione I della Corte della Corte di appello di Caltanissetta, presidente Salvatore Cardinale, consiglieri Andreina Occhipinti e Cesare Zucchetto, emettevano la condanna nei confronti del ministero dell’Economia e delle Finanze a corrispondere a Donato Privitelli la somma di 20.285 euro a titolo di indennità per l’ingiusta detenzione subita.

 

(fonte: Vivienna.it, Ilfattonisseno.it, 31 agosto-1 settembre 2012)

 

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