Simonetta è innocente, nessuna sevizia su quell’anziano

Ha dovuto passare 4 mesi in carcere da innocente con l’accusa di un reato gravissimo, quanto mai commesso. Assolta e risarcita, ma la sua vita non sarà più la stessa.

SCHEDA

Simonetta Pili

Oristano (Oristano)
  • Anno
  • 2019
  • Reato
  • Violenza sessuale
  • Avvocato
  • Rosaria Manconi, Sara Ghiani
  • Pm
  • Diana Lecca
  • Giorni di detenzione
  • 119 (carcere)
  • Errore
  • Indagini
  • Risarcimento
  • 30.000 euro

Simonetta Pili è originaria di Siamanna, un piccolissimo centro in provincia di Oristano. Oggi ha 52 anni, gli ultimi nove dei quali trascorsi ad affrontare un errore giudiziario. Sì, perché questa operatrice di una casa di ricovero per anziani (“Casa Serena”, a Palmas Arborea) è finita in carcere accusata di un reato mai commesso: aver partecipato con un collega a una sevizia con abusi sessuali nei confronti di uno degli ospiti della struttura presso cui lavorava. Simonetta Pili è stata vittima di ingiusta detenzione. E ci sono voluti nove anni prima di riuscire a mettere la parola fine su questa vicenda amara, con un risarcimento per i giorni trascorsi ingiustamente dietro le sbarre.

Ma procediamo con ordine. È il 3 marzo 2010. Simonetta Pili, operatrice geriatrica conosciuta da tutti come come grande lavoratrice, incensurata, a poche ore da un interrogatorio durante cui era stata sentita come testimone, viene arrestata: ha appena fornito una versione diversa da quella fornita in una denuncia e sostenuta dal magistrato che indaga, Diana Lecca, sul caso di presunte sevizie con abusi sessuali su un anziano ospite di “Casa Serena”. In realtà, un suo collega di lavoro, Pier Paolo Murru, si è già autoaccusato di tutto; ma incredibilmente Simonetta Pili lo seguirà in carcere di lì a poco. Senza che abbia mentito durante la testimonianza.

Il penitenziario di Oristano non ha una sezione femminile, dunque la donna finisce in una cella di un braccio già dismesso. È sola, in uno spazio minuscolo e fatiscente, con muffa ovunque alle pareti, una brandina con un materassino lercio e nient’altro. In queste condizioni resterà per quattro giorni, prima che le autorità si convincano che non può andare avanti così: per questo viene trasferita a Nuoro, nel penitenziario di Badu ‘e Carros. Ma qui la cella non è più tutta per lei: a dividere lo stesso spazio ci sono altre detenute con sentenza definitiva, alcune delle quali con seri problemi di salute, altre turbolente al punto da tentare di dar fuoco alla cella. Ne uscirà soltanto il 27 luglio 2010, quando avrà già perso il lavoro (la cooperativa “Casa serena” l’ha subito licenziata), ma non la speranza che si possa chiarire tutto.

Poco tempo dopo arriva invece il rinvio a giudizio. Il processo, durante il quale è assistita dall’avvocato Sara Ghiani, si conclude positivamente: l’assoluzione arriva nel luglio 2014, a quattro anni dai fatti.

Otto mesi più tardi, nel marzo 2015, l’avvocato Rosaria Manconi presenta istanza di riparazione per ingiusta detenzione: vuole che lo Stato risarcisca la sua assistita Simonetta Pili per i 119 giorni trascorsi in custodia cautelare in carcere senza colpa. Bisognerà attendere due anni per avere una risposta: i giudici della Corte d’appello incaricata di valutare la richiesta di indennizzo, accolgono la domanda e dispongono la liquidazione di circa 30 mila euro, attenendosi quasi del tutto alle tabelle previste dalla legge per la fissazione degli importi.

“Lo Stato riconosce l’errore in cui è incorso durante le indagini e soprattutto il danno morale e materiale che questa vicenda ha inferto alla mia cliente, costretta a trascorrere quattro mesi di detenzione in condizioni totalmente contrari ai principi di umanità e rispetto della detenuta. Per noi è una vittoria, anche se non c’è somma che potrà mai risarcire quello che ha passato Simonetta Pili”, ha commentato l’avvocato Rosaria Manconi.

(fonti: Unione Sarda, La Nuova Sardegna)

Ultimo agiornamento: 2 dicembre 2019

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