Oltre 15 mesi agli arresti da innocente per la falsa denuncia di un ex amico

La storia di un trentaquattrenne di Catanzaro, costretto a 463 giorni di ingiusta detenzione e a un’odissea giudiziaria lunga tre processi prima che la sua estraneità ai fatti venisse accertata.

SCHEDA

Luca Gentile

Catanzaro (Catanzaro)
  • Anno
  • 2020
  • Reato
  • Estorsione
  • Avvocato
  • Giorgio Viscomi
  • Giorni di detenzione
  • 186 (carcere), 277 (arresti domiciliari)
  • Errore
  • False accuse
  • Risarcimento
  • 516 mila euro

Leggete questo numero: 463. Poi fermatevi a riflettere: se fossero giorni da passare in arresto, con l’accusa di reati molto gravi pur essendo voi innocenti, come vi sentireste? Che cosa vuol dire essere vittima di uno dei tantissimi errori giudiziari che si verificano ogni anno in Italia, dovreste chiederlo a Luca Gentile, 34 anni, di Catanzaro: sì, perché il cittadino innocente rimasto per 463 giorni in ingiusta detenzione, prima che un processo ne proclamasse l’assoluta estraneità ai fatti che gli venivano contestati, è lui. E questa è la sua storia.

È il 21 luglio 2011. In seguito a una denuncia presentata da un suo ex amico d’infanzia, che ha dichiarato di essere stato rapinato sotto la minaccia di una pistola, Luca Gentile viene arrestato e condotto in carcere con un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip del Tribunale di Lamezia Terme, nell’ambito di un’operazione denominata “Dejavù 2”. In manette con lui finiscono altre due persone, loro sì vicine al clan Giampà di Lamezia. Luca, invece, è innocente.

Le accuse sono gravissime: estorsione, lesioni, rapina, sequestro di persona, tentata estorsione con l’aggravante della modalità mafiosa.

Il suo calvario giudiziario durerà un anno, tre mesi e quindici giorni, tra carcere, arresti domiciliari e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Difeso dall’avvocato Gregorio Viscomi del foro di Catanzaro, dovrà aspettare il 23 gennaio 2012 per il passaggio agli arresti domiciliari e il novembre 2013 per la prima assoluzione.

Ma il Pm, che in primo grado aveva richiesto una condanna a 7 anni e 7 mesi di reclusione, appella l’assoluzione. Ma bisognerà attendere il 2016 prima che la Corte di Appello confermi il verdetto di primo grado. In seguito la Cassazione dichiarerà inammissibile il ricorso proposto dal procuratore generale della Corte di Appello: per Luca Gentile arriva così l’assoluzione definitiva.

Per i 186 giorni passati in carcere e i 277 agli arresti domiciliari da innocente, l’avvocato Viscomi presenta quindi una domanda di riparazione per ingiusta detenzione: «Risulta difficile – si legge nella domanda – discorrere in termini economici del prezzo da poter dare alla libertà di una persona, un prezzo idoneo a ripristinare lo status quo ante, come se nulla fosse mai accaduto, e che, in ogni caso, solo relativamente potrà dare soddisfazione a chi ha dovuto subire ingiustamente la restrizione di un bene fondamentale della persona».

La Corte di Cassazione ha però stabilito un prezzo: 516 mila euro, vale a dire il massimo previsto per legge come indennizzo per ingiusta detenzione.

Oggi Luca Gentile non vive più in Calabria, la sua vita è altrove e vuole mettersi tutto alle spalle. Ma non sarà facile.

«Quello che mi ha colpito è la velocità con cui sono stato fermato e immediatamente condotto in carcere. La galera ti segna. I ricordi non mi lasceranno mai».

«Io credo che queste storie vadano raccontate. Va detto quando la giustizia sbaglia. Va raccontato come le condizioni di vita in carcere siano terribili, che sia giusta o no la pena. Col parlare di questa mia storia voglio dare un contributo fattivo per chi come me ha subito ingiustizia».

“Penso di averla superata e spero di essere d’aiuto ad altre persone, per dare loro il coraggio di raccontare e di andare avanti a testa alta».

 

(fonte: Calabria 7)

Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2020

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