In cella come truffatore, ma il raggirato era lui

Lo arrestarono con l’accusa di aver acquistato pannolini e cibi per celiaci a spese della sanità pubblica. Ma era vero il contrario: era lui a essere stato raggirato. Intanto la sua vita non è stata più la stessa e la moglie si è tolta la vita per la depressione.

SCHEDA

Giuseppe Pepe

Palermo (Palermo)
  • Anno
  • 2022
  • Reato
  • Falso, truffa aggravata
  • Avvocato
  • Rosa Garofalo, Benedetta Mangia
  • Giorni di detenzione
  • 17 (carcere), 65 (arresti domiciliari)
  • Risarcimento
  • 100 mila euro

Arrestato con l’accusa di aver fatto parte di un giro di truffatori della sanità pubblica. Lui, Giuseppe Pepe, oggi 62 anni, farmacista, secondo gli inquirenti aveva intascato soldi falsificando documenti e introducendosi abusivamente nei sistemi informatici del Servizio sanitario nazionale. Ma non era vero nulla, lui non c’entrava. E così la prigione, gli arresti domiciliari, la vita sua e quella della sua famiglia rovinate per sempre per colpa di un assurdo errore giudiziario, gli sono caduti addosso senza un motivo. Gli resterà una somma a titolo di risarcimento per ingiusta detenzione, che mai potrà restituirgli ciò che la vicenda giudiziaria gli ha tolto.

Tutto era cominciato in seguito a una denuncia dell’allora commissario straordinario dell’azienda sanitaria palermitana, Antonio Candela. Il dirigente aveva riferito agli inquirenti di una truffa sull’acquisto a carico del Servizio sanitario nazionale di pannolini e prodotti alimentari per celiachi. Un meccanismo illecito che si basava su autorizzazioni firmate a carico di anziani non incontinenti, gente che era andata a vivere all’estero o addirittura a persone morte. Dietro a questo giro di soldi pubblici gestiti illegalmente, secondo la denuncia, c’erano tre farmacisti. Uno di loro era proprio Giuseppe Pepe. Per il quale le manette scattarono all’alba del 15 dicembre 2014, nell’ambito dell’operazione denominata Farmagate.

Secondo gli inquirenti i farmacisti – indagati inizialmente per concorso in falso, accesso abusivo a sistema informatico e truffa aggravata – sarebbero stati tra gli ingranaggi del sistema che avrebbe garantito introiti pari a circa 200 mila euro.

Pepe si era subito dichiarato del tutto estraneo a quelle accuse. Ma non c’è stato niente da fare, così tutti gli arrestati si sono ritrovati a processo. E solo a questo punto Giuseppe Pepe (così come gli altri farmacisti) è riuscito a chiarire la sua posizione: i giudici si sono infatti resi conto che gli indagati farmacisti erano tutti stati coinvolti a loro insaputa nella maxi truffa. L’ideatore del raggiro era stato un funzionario dell’azienda sanitaria palermitana. «Non vi è prova della loro consapevolezza e dunque – scriveva il gup nella sentenza di proscioglimento nel dicembre 2019 – della coscienza e volontà di truffare l’Ufficio per l’erogazione dei servizi. A ben vedere i soggetti ingannati erano proprio i professionisti che consegnavano i presidi sulla base di documentazione apparentemente valida».

Una volta che la sentenza è divenuta definitiva, nell’ottobre del 2020, i legali di Giuseppe Pepe – gli avvocati Rosa Garofalo e Benedetta Mangia – hanno presentato un’istanza di riparazione per ingiusta detenzione. «Il dottore – avevano sottolineato i suoi legali – ha patito devastanti ed irreversibili danni sul piano personale e familiare e di ingenti danni professionali ed economici». Senza contare che la moglie, caduta in depressione dopo l’arresto del marito, si era tolta la vita nel marzo del 2015. «Tale drammatico evento – continuano gli avvocati – ha inevitabilmente devastato l’equilibrio psicologico del dottore, il quale, a seguito di un’ingiusta accusa per truffa ai danni dello Stato e falso in atti pubblici, non solo è stato ingiustamente privato della propria libertà e, conseguentemente, allontanato dal proprio nucleo familiare, ma è stato altresì costretto a sostenere il peso del senso di colpa per il suicidio della propria moglie oltre a quello derivante da un grave stato depressivo insorto nella figlia minore a causa della dolorosa situazione familiare».

E il 23 giugno 2022 la prima sezione penale della corte d’Appello di Palermo ha condannato il ministero dell’Economia a pagare al dottor Pepe una somma pari a 100 mila euro a titolo di riparazione per l’ingiusta detenzione sofferta: 17 giorni di carcere e altri 65 agli arresti domiciliari.

 

(fonti: Palermo Today, Giornale di Sicilia)

Ultimo aggiornamento: 25 giugno 2022

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