Con quella piantagione di marijuana non c’entrava nulla

Passa 18 giorni in carcere da innocente perché suo fratello ha messo su, a sua totale insaputa, una coltivazione di cannabis nascosta tra le serre nei terreni della sua zona. E ci vorranno cinque anni, prima di essere assolto con formula piena e risarcito per ingiusta detenzione.

SCHEDA

Giuseppe Giannone

Gela (Caltanissetta)
  • Anno
  • 2021
  • Reato
  • Coltivazione di sostanze stupefacenti
  • Avvocato
  • Salvo Macrì
  • Giorni di detenzione
  • 18
  • Errore
  • Indagini
  • Risarcimento
  • 6000 euro
Giuseppe Giannone
Giuseppe Giannone.

Arrestato e tenuto in carcere per quasi tre settimane da innocente. Accusato di coltivare droga ai fini della vendita e dello spaccio. Sottoposto a un processo penale che invece non meritava, perché totalmente estraneo alla vicenda che gli era stata imputata. È ciò che è accaduto a Giuseppe Giannone, 33 anni, un bracciante originario di Gela (Caltanissetta), vittima di un errore giudiziario che lo ha portato a vivere da protagonista suo malgrado una brutta vicenda di ingiusta detenzione.

Tutto era cominciato nel 2016, quando Giuseppe Giannone, insieme con il padre e il fratello (anche loro braccianti), erano stati arrestati dagli agenti del commissariato locale e della squadra mobile di Caltanissetta in seguito alla scoperta di una vasta piantagione di marijuana tra alcuni terreni che ospitavano serre dove si coltiva il pomodoro ciliegino. In quell’occasione furono sequestrate circa mille piante e furono rinvenuti oltre quaranta chili della stessa droga già essiccata, suddivisa in cassette e pronta per essere venduta. Secondo gli inquirenti, il valore commerciale si aggirava sui tre milioni di euro.  I tre braccianti finirono in manette e in carcere.

Giuseppe Giannone spiegò fin dal primo momento di non sapere nulla di quella coltivazione, cercò di far capire agli inquirenti che si trattava di un’iniziativa del fratello. Ma fu costretto a rimanere in carcere diciotto giorni, prima che il Tribunale del Riesame decidesse la sua scarcerazione e quella del padre.

Solo uno dei figli, dopo essersi assunto la totale responsabilità dell’avvio della coltivazione illegale, patteggiò una condanna a due anni di reclusione. Il padre e il fratello Giuseppe Giannone furono quindi assolti dal gup del tribunale: entrambi erano infatti totalmente all’oscuro dell’iniziativa illegale del fratello.

L’avvocato Salvo Macrì, difensore di Giuseppe Giannone, divenuta definitiva la sentenza di assoluzione nei confronti dell’assistito, ha deciso di presentare un’istanza di riparazione per ingiusta detenzione. E la Corte d’Appello di Caltanissetta ha effettivamente accolto la richiesta, nel marzo 2021, accordando a Giannone un indennizzo di circa seimila euro per i diciotto giorni trascorsi in carcere da innocente.

 

(fonti: Quotidianodigela.it, Giornale di Sicilia)

Ultimo aggiornamento: 7 aprile 2021

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