Inchiodato dalle invenzioni di una ex

Una donna con cui tempo prima ha avuto una relazione lo denuncia per violenza sessuale e lesioni personali. Si è inventata tutto, ma intanto lui finisce in carcere e sotto processo, prima di essere assolto e risarcito per ingiusta detenzione.

SCHEDA

Vittima Anonima

Cattolica (Rimini)
  • Anno
  • 2026
  • Reato
  • violenza sessuale
  • Avvocato
  • Martina Montanari
  • Giorni di detenzione in carcere
  • 450
  • Causa principale dell'errore
  • False accuse
  • Risarcimento
  • 50mila euro

Questa è la storia di un uomo che oggi ha 57 anni. Originario della Sicilia, nel 2021 viveva a Cattolica, in provincia di Rimini.  Aveva avuto una frequentazione breve e non stabile con una donna appena più giovane di lui. Proprio quella relazione lo avrebbe portato al centro di un’inchiesta basata su false accuse di violenza sessuale, con tanto di arresti, carcere e processo. Un’esperienza purtroppo non così rara, cronache alla mano.

Le false accuse di violenza sessuale

È l’inizio di marzo quando la donna si presenta dai carabinieri denunciando una serie di episodi accaduti, secondo il suo racconto, a partire dal settembre dell’anno precedente. L’episodio ritenuto più grave risale alla notte del 10 marzo, trascorsa in un residence. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe costretto la donna ad assumere cocaina e poi ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà, accompagnando la violenza con schiaffi e pugni. Per impedirle di uscire avrebbe chiuso la porta della stanza, bloccandola con una sedia. Le percosse le avrebbero provocato una frattura alla mascella destra, con una prognosi di 21 giorni. La Procura apre un fascicolo, l’inchiesta viene condotta con la procedura del “Codice rosso”, quello che prevede una sorta di corsia preferenziale per i presunti reati contro le donne.

Il carcere

Il fatto è che nessuno di quegli episodi è mai accaduto davvero. Sono soltanto false accuse di violenza sessuale, pure invenzioni della donna, che evidentemente nutre un profondo rancore nei confronti del siciliano trapiantato in Romagna. Ma intanto l’uomo finisce in carcere, prima a Forlì e poi a Pesaro. È terrorizzato, vive nella paura di quello che gli può accadere in quel luogo che non può appartenergli, da incensurato qual è. Passa le giornate in preda all’ansia e a un senso di privazione e isolamento. Di notte non riesce a chiudere occhio, perde moltissimo peso.

I mesi passano, ma lui resta lì dentro. Il giudice non vuole saperne di concedergli almeno gli arresti domiciliari.  Nel frattempo perde la casa, il lavoro, le amicizie. La sua famiglia è in Sicilia e non riesce ad andare a trovarlo spesso. Quando riesce a trovare un minimo di equilibrio, nel carcere di Forlì, lo trasferiscono nel penitenziario di Pesaro. E si ritrova a dover ricominciare tutto daccapo.

Il processo

Poi finalmente arriva il processo. E qui, nel corso del dibattimento davanti al Tribunale di Rimini, la sua accusatrice viene smascherata. Emergono elementi tali da portare i giudici a ritenere non attendibili le dichiarazioni della denunciante. È il maggio 2022 quando il Tribunale assolve quindi l’imputato con formula piena, stabilendo che «il fatto non sussiste». Né la Procura né la parte civile impugnano la sentenza, a ulteriore riprova che le false accuse di violenza sessuale della donna erano soltanto invenzioni e, come tali, del tutto indifendibili.

«Quando il Tribunale, e in particolare la presidente, ha letto la decisione, mi sono lasciato andare completamente. Ho pianto, senza riuscire a trattenermi, come un bambino».

«In quell’istante ho sentito che finalmente qualcuno mi aveva creduto, che la verità era emersa e che la mia libertà mi veniva restituita».

La legale dell’uomo, l’avvocato Martina Montanari, presenta immediatamente istanza di riparazione per ingiusta detenzione: per quei 15 mesi trascorsi in carcere da innocente il suo assistito merita un indennizzo.  E all’inizio di aprile 2026 la Corte d’appello di Bologna accoglie la domanda, disponendo un risarcimento di 50mila euro.

«Ma nessun risarcimento potrà mai restituirmi ciò che ho perso: la libertà, la serenità, la reputazione, le opportunità lavorative e il tempo della mia vita.

 

(fonti: Corriere Romagna, Corriere di Bologna, Il Resto del Carlino)

Ultimo aggiornamento: 10 aprile 2026

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