Cinque mesi e mezzo agli arresti, ma quelle accuse erano false

Storia di un imprenditore costretto a subire due mesi in carcere più altri tre ai domiciliari per estorsione e usura solo per la denuncia, poi rivelatasi infondata, della presunta vittima di una banda specializzata in racket.

SCHEDA

Fernando Miglietta

Trepuzzi (Lecce)
  • Anno
  • 2020
  • Reato
  • Estorsione
  • Avvocato
  • Salvatore Rollo
  • Giorni di detenzione
  • 56 (carcere), 106 (arresti domiciliari)
  • Errore
  • False accuse
  • Risarcimento
  • 25 mila euro

Ha passato 162 giorni agli arresti senza colpa. Lui, innocente, vittima di ingiusta detenzione per colpa delle false accuse della presunta vittima di un reato in realtà mai commesso. E ci sono voluti dieci anni, e due processi con relative assoluzioni, prima che lo Stato gli chiedesse scusa simbolicamente tramite un risarcimento. È la vicenda accaduta all’imprenditore attivo nel settore dell’alluminio Fernando Miglietta, 49 anni, di Trepuzzi (un piccolo centro in provincia di Lecce).

L’uomo era stato arrestato nel 2010, nell’ambito dell’operazione “Shylock”, una delle più imponenti operazioni antiusura condotte nel Salento nell’ultimo decennio. Lo accusavano di far parte di una banda di estorsori che terrorizzava decine di imprenditori del Nord Salento, taglieggiandoli al punto da ridurli sul lastrico.

Ma su cosa si basavano l’ordinanza di custodia cautelare con cui Fernando Miglietta era finito in carcere? Essenzialmente sulle dichiarazioni di un imprenditore, che raccontò di essere stato vittima di diversi episodi di usura ed estorsione, coinvolgendo direttamente proprio il quarantanovenne di Trepuzzi. In realtà, la posizione processuale dell’accusatore era mutata addirittura nel corso della deposizione durante il dibattimento, tanto che il Collegio giudicante ne aveva interrotto l’esame e aveva nominato allo stesso un difensore.

Peraltro, fin dall’interrogatorio reso al pubblico ministero il 28 luglio del 2010, Miglietta aveva negato gli addebiti descrivendo nei minimi particolari i suoi rapporti intercorsi con la persona offesa. E non mentiva, così come avrebbero in seguito stabilito il processo di primo grado e quello di appello. In aula chi lo aveva denunciato nel corso delle indagini non è stato ritenuto attendibile, le sue dichiarazioni erano rimaste prive di riscontri esterni. Ed erano emerse contraddizioni e divergenze capaci di minare gravemente la stessa credibilità del dichiarante.

Sia in primo che in secondo grado, dunque, Fernando Miglietta è stato ritenuto innocente nonostante la Procura generale non si fosse arresa dopo un primo verdetto assolutorio (arrivato nell’aprile del 2014) e avesse impugnato la prima sentenza (uscendone sconfitta anche in appello, l’11 novembre 2016).

E così, a sei anni dall’arresto, il difensore di Fernando Miglietta – l’avvocato Salvatore Rollo – ha ritenuto di presentare istanza di riparazione per ingiusta detenzione. L’ingiusta detenzione del suo cliente prima in carcere (dal 6 luglio al 30 agosto 2010, per complessivi 56 giorni) e poi agli arresti domiciliari (fino al 14 dicembre del 2010, per 106 giorni in totale) andava risarcita.

Il 29 luglio 2020 la sezione promiscua della Corte d’Appello di Lecce (Presidente estensore Giovanni Surdo, consiglieri Antonia Martalò e Adele Ferraro) ha condannato il Ministero dell’Economia e delle Finanze a risarcire Fernando Miglietta con 25 mila euro. Un risarcimento, seppur minimi, per le sofferenze patite da un uomo che era accusato di associazione a delinquere e di diversi episodi di usura ed estorsione. E che avevano condizionato la serenità personale e familiare dell’imputato.

 

(fonte: Corriere Salentino)

Ultimo aggiornamento: 30 luglio 2020

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