Oltre 5 anni in cella da innocente, incastrato da carabinieri infedeli

Accusato di traffico internazionale di stupefacenti, era in realtà rimasto vittima del comportamento di un gruppo di militari che volevano coprire i loro affari illeciti. Assolto solo dopo un processo di revisione, è stato risarcito.

SCHEDA

Vittima Anonima

Rovigo (Rovigo)
  • Anno
  • 2022
  • Reato
  • Traffico internazionale di stupefacenti
  • Avvocato
  • Alessandro Falzoni
  • Giorni di detenzione
  • 1876 (carcere)
  • Errore
  • False accuse
  • Risarcimento
  • 560 mila euro

Lo arrestarono con l’accusa di aver trasportato in auto 1.500 pasticche di ecstasy con un connazionale. Gli misero le manette ai polsi sotto gli occhi della gente inferocita, che applaudiva al suo passaggio per l’entusiasmo di aver visto catturare un trafficante di droga. Il fatto è che lui non c’entrava niente, così come il suo amico. Erano entrambi innocenti, vittime di un errore giudiziario deliberatamente causato dal comportamento di un gruppo di carabinieri infedeli che avevano orchestrato tutto per continuare a condurre i propri traffici illeciti. Questa è la storia capitata a un cittadino ungherese, condannato a 6 anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti e rimasto in carcere senza colpa per ben 1876 giorni, ben più di cinque anni.

La vicenda ha inizio il 27 maggio 2008 a Rovigo: è il giorno dell’arresto dell’uomo, che viene fermato insieme a un suo conoscente. I due si difendono dalle accuse sostenendo di essere stati pagati per consegnare integratori da palestra a una terza persona. Non sanno che quelle pasticche sono in realtà droga né tantomeno che il destinatario della consegna è un carabiniere sotto copertura. Ma non c’è niente da fare: nessun magistrato crede alla loro versione dei fatti e così finiscono per essere condannati in tutti e tre i gradi di giudizio. La sentenza diventa dunque definitiva dopo che il verdetto di primo grado del Tribunale di Rovigo nel 2009 viene confermato nello stesso anno dalla Corte d’Appello di Venezia, per poi essere ribadito dalla Cassazione nel 2010.

Tra custodia cautelare e detenzione definitiva subito dopo la condanna, il cittadino ungherese resta in carcere fino al 16 luglio 2013.

Tuttavia l’uomo, difeso dall’avvocato Alessandro Falzoni, presenta un’istanza di revisione del processo a Bolzano, sezione distaccata della Corte d’Appello di Trento che è competente per la riparazione degli errori giudiziari commessi in Veneto. La sua domanda viene accolta e la revisione va a buon fine: nel 2019 la condanna del cittadino ungherese viene revocata. Nella sentenza finale si legge una formula che non lascia spazio a dubbi: perché il fatto non costituisce reato.

Che cosa ha spinto i giudici ad assolvere i due uomini? «Era risultata la grave compromissione di alcuni appartenenti all’Arma dei Carabinieri che avevano effettuato l’operazione di polizia giudiziaria ma che, a loro volta, erano implicati in traffici illeciti; avevano inoltre sottratto le sim card del telefono in uso all’imputato, al fine di impedire la esatta identificazione dei contatti che avevano preceduto l’arresto, redatto un verbale di sequestro falso e rappresentato all’Autorità Giudiziaria un quadro probatorio alterato». E infatti la Procura di Rovigo aprì subito una nuova inchiesta a carico di una dozzina di persone, fra cui i militari accusati di aver incastrato i due ungheresi, culminata in alcune pesanti condanne.

Il passo successivo alla definitiva assoluzione è la richiesta di un risarcimento per i 1876 giorni trascorsi in carcere da innocente. Ma per arrivare a un importo considerato congruo dall’avvocato Falzoni servirà una trafila estenuante: ci vorranno tre processi, prima di giungere alla somma finale, 560 mila euro che però non riconoscono né il danno morale né quello esistenziale subìto nel periodo successivo alla detenzione, né tantomeno quello biologico temporaneo vissuto durante la carcerazione, e neanche il danno alla reputazione sofferto a causa di questa storia. Alla fine la Cassazione accoglie solo la richiesta del Ministero dell’Economia di posticipare la data da cui far scattare la liquidazione degli interessi. Ma è significativo il fatto che l’uomo dovrà pagare soltanto metà delle spese del giudizio, considerata la «grave scorrettezza di taluni organi di polizia dello Stato» in questa vicenda.

(fonte: Il Gazzettino)

Ultimo aggiornamento: 24 luglio 2022

Articoli correlati