Il caso Spanò. Il più grande errore della storia giudiziaria italiana

La storia di questo allucinante errore giudiziario inizia il 4 ot­tobre 1945 a Ucria, centro nebroideo del Messinese, dove alcuni malviventi costringono un colono a “dare voce” per farsi aprire la porta e uccidono in casa, con un colpo di moschetto, non si sa se per rapina o per vendetta, il possidente Francesco Baratta, avvocato. Del de­litto viene incolpato l’ex carabiniere ed ex colono della vitti­ma, Antonino Spanò di San Piero Patti .

 

Dopo un processo sbrigativo che non tiene conto di moventi imponenti, di testimonianze false ma soprattutto del tempo necessario per raggiungere la casa del delitto partendo da quella di Spanò, no­nostante le ripetute strazianti dichiarazioni d’ in­nocenza, l’imputato viene condannato all’ergastolo. Nel 1965 il caso viene riaperto e Spanò, rimesso in libertà d’ufficio dalla Cassazione, nel 1969 viene riabilitato dalla Corte d’assise d’appello di Messina.

 

Il libro ricostruisce la tragedia dell’ergastolano innocente e della sua famiglia, il ruolo della stampa nella vicenda, le peripezie di un ga­lantuomo “sepolto” per 21 anni e sei mesi, 7.700 giorni e altrettante notti d’incubo, in un penitenziario affollato di malviventi di ogni tipo, il processo di revisione dell’ingiusta sentenza, il repristino della civiltà giuridica e la definitiva restituzione di Spanò alla vita civile come messo notificatore del comune di San Piero Patti.