Arrestata, ma con quel giro di prostituzione non c’entrava nulla

Due settimane in carcere con l’accusa di far parte di una rete che sfruttava lucciole nel Salernitano. Assolta per non aver commesso il fatto e risarcita per ingiusta detenzione.

SCHEDA

Felicia Stoica

Albanella (Salerno)
  • Anno
  • 2020
  • Reato
  • Sfruttamento della prostituzione
  • Avvocato
  • Pietro Fasano
  • Giorni di detenzione
  • 14 (carcere)
  • Errore
  • Indagini
  • Risarcimento
  • 6.300 euro

Due settimane in carcere da innocente. Vittima di ingiusta detenzione perché accusata di un reato che in realtà non aveva mai commesso. E per questo risarcita dai giudici della Corte d’Appello di Salerno. È la vicenda di cui si è ritrovata incolpevole protagonista Felicia Stoica, 40 anni, di origine romena. La donna, residente ad Albanella (un piccolo centro in provincia di Salerno), era stata arrestata nell’ambito di un’indagine diretta a sgominare un presunto giro di prostituzione. Ma con quella vicenda non c’entrava nulla. E alla fine è stata assolta con formula piena, perché il fatto non sussiste, e risarcita per ingiusta detenzione. Anche se le conseguenze di un’esperienza come questa, le porterà con sé per tutta la vita.

Ma com’è finita coinvolta Felicia Stoica in questa storia? L’arresto era arrivato nel quadro di un’operazione il cui obiettivo era di smantellare una rete di prostituzione che gli inquirenti ritenevano operante nella zona del Salernitano. Le donne coinvolte erano tutte provenienti dall’Est Europa e arrivavano nella zona a sud di Salerno con la promessa di un posto di lavoro da badante.

Tutto era partito dalla denuncia di una giovane romena che aveva sostenuto di essere stata vittima di un tentativo di violenza sessuale all’interno di un bar. La stessa donna aveva dunque raccontato ai carabinieri di un giro di sfruttamento della prostituzione. Ai militari della stazione di Castelcivita denunciò di essere stata vittima di continue avances sessuali e di minacce di licenziamento da parte del suo datore di lavoro, ma soprattutto l’esistenza di un vero e proprio reclutamento di badanti, smistate dai “caporali” di zona nelle diverse famiglie della piana del Sele o in attività commerciali. I viaggi sarebbero stati organizzati proprio da Felicia Stoica e dal suo compagno, che in cambio trattenevano parte dello stipendio mensile delle “reclute”.

Da quella denuncia erano partiti l’indagine e gli arresti nel 2013. Felicia Stoica era stata arrestata insieme con il convivente e con il proprietario di un bar all’interno del quale si era verificata l’aggressione. Ma col passare del tempo, i fondamenti dell’accusa si erano affievoliti: le stesse badanti chiamate in causa si erano contraddette nel corso del processo, indebolendo il teorema della Procura fino ad estinguerlo.

E infatti, nel dicembre 2018 i giudici della terza sezione del Tribunale di Salerno stabilirono che Felicia Stoica dovesse essere assolta perché il fatto non sussiste, nonostante il pm avesse chiesto per lei una condanna. Assolto anche il suo convivente, per prescrizione. Condannato invece il proprietario del bar.

Una volta divenuta definitiva la sentenza di assoluzione, il legale di Felicia Stoica, l’avvocato Pietro Fasano, ha presentato un’istanza di riparazione per ingiusta detenzione: per le due settimane trascorse in cella senza colpa, secondo l’avvocato la donna meritava un indennizzo. E i giudici della Corte d’Appello di Salerno, il 15 dicembre 2020, hanno finito per accogliere la domanda. Fissando per Felicia Stoica un risarcimento di 6300 euro.

 

(fonte: StileTv, La città di Salerno)

Ultimo aggiornamento: 16 dicembre 2020

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