Quasi tre mesi di ingiusta detenzione per un’accusa inesistente

Sandra Maltinti

Sandra Maltinti

Settanta giorni in carcere da innocente più altri 15 agli arresti domiciliari. Accusata di far parte di un comitato d’affari che gestiva il potere della pubblica amministrazione nel Comune di Portoferraio, sull’Isola d’Elba. Ma Sandra Maltinti era innocente. E quella vicenda giudiziaria, che si è risolta dopo quattro anni, le ha devastato la vita.

 

L’arresto

È l’1 giugno 2004. Sandra Maltinti – oggi 61 anni, sposata e madre di tre figli – è il capo dell’ufficio tecnico di Portoferraio. È appena rientrata da una vacanza, non ha neanche disfatto la valigia. I carabinieri si presentano nella sua abitazione di Empoli con un’ordinanza di custodia cautelare: devono portarla in carcere, a Sollicciano. In quelle stesse ore vengono arrestati anche il sindaco Giovanni Ageno e il figlio Nicola, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al voto di scambio. Nelle settimane precedenti sono stati arrestati tecnici e imprenditori.

Tutto parte dall’inchiesta “Affari e Politica” e si riferisce al comune di Portoferraio, dove secondo l’accusa si era creato un comitato d’affari che gestiva il potere, dal sindaco Giovanni Ageno fino agli esponenti della sua amministrazione, passando appunto per il capo dell’Ufficio tecnico, Sandra Maltinti, con la complicità di alcuni imprenditori. Quest’ultima in particolare viene considerata dagli inquirenti la mente criminale e l’organizzatrice dell’associazione.

L’arresto non coglie la donna completamente impreparata. Portoferraio era in pieno clima elettorale. Il voto per il rinnovo dell’amministrazione ci sarebbe stato il 13 giugno, Ageno e la sua coalizione di centrodestra puntavano alla rielezione. Nei mesi precedenti lettere anonime e denunce degli ambientalisti erano state inviate alla magistratura. I carabinieri avevano sequestrato diversi atti in Municipio: il regolamento urbanistico, il regolamento del commercio, il piano delle aree portuali. L’architetto Maltinti, in qualità di capo dell’ufficio tecnico, era stata raggiunta da un avviso di garanzia.

 

La vita in carcere

Durante i giorni che passa nel carcere di Sollicciano, Sandra Maltinti cerca di dedicarsi a qualche hobby pur di far passare più in fretta il tempo e non pensare al dramma che sta vivendo. Disegna, gioca a poker, fa le pulizie della cella, prova a ripassare la sua materia di lavoro: i regolamente edilizi. Inevitabilmente conosce anche don Cubattoli, il cappellano del carcere che ha ha già incontrato anche un’altra vittima di un errore giudiziario: Roberto Giannoni.

 

L’assoluzione

Quattro anni dopo l’arresto, l’8 luglio 2008, Sandra Maltinti – difesa dagli avvocati Neri Pinucci e Marco Talini – viene assolta “perché il fatto non sussiste”. Nell’udienza di tre settimane prima, , il pubblico ministero Antonio Giaconi, che era subentrato al titolare dell’inchiesta Roberto Pennisi, aveva chiesto di derubricare le accuse: da associazione per delinquere a semplice abuso d’ufficio. I giudici del tribunale di Livorno vanno oltre e prosciolgono Sandra Maltinti.

 

Il risarcimento per ingiusta detenzione

Il 25 settembre 2009 la Corte d’Appello di Firenze riconosce all’architetto Maltinti 200 mila euro a titolo di riparazione per ingiusta detenzione (70 giorni in carcere più 15 giorni agli arresti domiciliari). I giudici li hanno calcolati in questo modo: 100 mila euro come risarcimento del danno patrimoniale (per il fatto che alla donna non fu rinnovato il contratto con il Comune), 50 mila euro per il danno biologico e altri 50 mila euro per il danno morale.

Ma il ministero dell’Economia impugna l’ordinanza, ritenendo eccessivo l’ammontare del risarcimento. Risultato: nel 2012 la Cassazione annulla il provvedimento, invitando la Corte d’appello di Firenze a ricalcolare l’importo. Ma anche la nuova somma (98.557 euro) viene considerata eccessiva dalla Cassazione, nell’aprile del 2014.

A oggi, Sandra Maltinti non ha ancora ricevuto un euro per l’ingiusta detenzione di cui è stata vittima.

 

(ultimo aggiornamento: giugno 2017)

 

Per approfondire: