Prima alla festa, poi in pizzeria

Al numero civico 392 di corso Secondigliano, a Napoli, c’è una gioielleria. I banditi hanno scelto proprio quella. Il colpo è fissato per la sera del 3 febbraio 1989: due uomini armati e a viso scoperto irrompono nel negozio. All’interno, oltre al titolare Gennaro Marseglia, 52 anni, ci sono suo fratello Cosimo, uno zio e…

SCHEDA

Gennaro Amoroso

Napoli (Napoli)
  • Anno
  • 1990
  • Reato
  • Omicidio
  • Avvocato
  • Vincenzo Siniscalchi, Enrico Quaranta
  • Causa principale dell'errore
  • Riconoscimento errato

Al numero civico 392 di corso Secondigliano, a Napoli, c’è una gioielleria. I banditi hanno scelto proprio quella. Il colpo è fissato per la sera del 3 febbraio 1989: due uomini armati e a viso scoperto irrompono nel negozio. All’interno, oltre al titolare Gennaro Marseglia, 52 anni, ci sono suo fratello Cosimo, uno zio e un nipote. I rapinatori sono convinti di non incontrare opposizione. E invece il gioielliere non si lascia prendere dal panico, reagisce, comincia a urlare nel tentativo di attirare l’attenzione. La sua resistenza è inaspettata e costringe i due banditi a scappare. Prima di dileguarsi, uno dei malviventi spara: Gennaro Marseglia cade colpito a morte.

Le indagini, attraverso foto segnaletiche e ricognizioni personali, portano all’arresto di due uomini: Gennaro Amoroso e Pasquale Masilici. E la prima sentenza è del dicembre ’89. Amoroso si sente sicuro del suo alibi: diverse persone hanno dichiarato di averlo visto partecipare alla festa di San Biagio a Mugnano, e poi andare in pizzeria con gli amici. E invece la IV sezione della Corte d’Assise di Napoli demolisce tutte le costruzioni della difesa. Per Amoroso è una sconfitta durissima: i giudici lo condannano a 17 anni. L’imputato viene giudicato colpevole sulla base delle testimonianze dei parenti della vittima presenti al momento dell’omicidio.

Masilici chiede invece il rito abbreviato: è convinto di cavarsela ammettendo solo il tentativo di rapina a mano armata, e di beneficiare così della riduzione di un terzo della pena. Il procedimento speciale, inoltre, non consente ulteriori passi processuali: i giudici devono decidere con gli atti disponibili al momento della richiesta dell’imputato. Ma le sue previsioni si rivelano errate. Durante il “processo stralcio” nei suoi confronti, il tribunale riconosce l’imputato Pasquale Masilici colpevole anche di omicidio e gli infligge 23 anni di reclusione.

I legali di Amoroso – gli avvocati Vincenzo Siniscalchi ed Enrico Quaranta – ricorrono in appello. Sono decisi a tutto pur di far emergere le numerose incertezze dimostrate dai testimoni d’accusa, prima che venissero loro mostrate le fotografie degli indiziati. Secondo la difesa, l’imputato poteva considerarsi soltanto somigliante alle descrizioni dei testimoni.

La tesi indebolisce l’efficacia probatoria del verdetto di primo grado e spinge i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Napoli, presieduta da Camillo Grizzuti, a rovesciare completamente la sentenza di condanna: Gennaro Amoroso viene assolto per non aver commesso il fatto.