Ma quale assassino, quel giorno era in ospedale

Storia di un cittadino condannato in contumacia per un omicidio che non avrebbe mai potuto commettere: il giorno dei fatti si trovava nel suo Paese, in Slovacchia, per essere operato di un’ernia inguinale. Dopo 13 mesi in carcere, ha ottenuto la revisione del processo.

SCHEDA

Marian Goga

Roma (Roma)
  • Anno
  • 2017
  • Reato
  • Omicidio
  • Avvocato
  • Paola Maldonato
  • Giorni di detenzione in carcere
  • 390 (carcere)
  • Causa principale dell'errore
  • Riconoscimento fotografico errato
  • Risarcimento
  • Richiesto

Lo hanno arrestato e condannato con sentenza definitiva per un omicidio che non avrebbe mai potuto commettere. Perché lui, il giorno dei fatti, si trovava a 1.500 km di distanza, per giunta in ospedale: lo stavano operando per un’ernia inguinale. È la storia del clamoroso errore giudiziario che ha rischiato di rovinare per sempre la vita di un cittadino slovacco, Marian Goga, 40 anni, processato in contumacia e condannato per l’uccisione di un clochard sulle rive del Tevere, a Roma.

I fatti

Tutto comincia il 6 dicembre 2009, quando Artur Arnold Istok, giovane senzatetto polacco accampato a Lungotevere de’ Cenci, viene trovato morto, con il volto sfigurato da calci e pugni al termine di una lite: Istok avrebbe rivolto apprezzamenti a una ragazza e il compagno di lei avrebbe reagito nel peggiore dei modi. Il 9 dicembre due cittadini polacchi si presentano spontaneamente negli uffici della polizia. Raccontano agli agenti di essere stati minacciati, che un uomo ha intimato loro di non denunciarlo per l’omicidio di Istok. I poliziotti mostrano loro alcune fotografie segnaletiche e i testimoni, per tutta risposta, individuano in Goga il responsabile dell’aggressione. C’è un problema, però: la foto di Goga mostrata dagli angenti ritrae Goga com’era 9 anni prima, quando l’uomo è stato schedato nel corso del suo unico soggiorno in Italia. Durante quel viaggio era stato fermato perché si era addormentato in un’auto rubata.

Il processo a Goga

La conseguenza è che Marian Goga finisce indagato e processato per omicidio preterintenzionale. Nessuno lo avvisa, quando viene rinviato a giudizio, perché gli inquirenti lo hanno immediatamente dichiarato latitante nonostante nel suo Paese abbia un lavoro stabile e una dimora fissa. E così, il 20 novembre 2013, la Procura di Roma chiede per lui la condanna all’ergastolo. La corte d’assise stabilirà invece che Goga deve scontare 18 anni di reclusione. Nel 2015, la sentenza diventa quindi definitiva.

L’estradizione e l’arresto di Goga

Nei suoi confronti viene emesso un mandato di arresto europeo. In breve, nell’agosto del 2015, Goga viene arrestato in Slovacchia e subito estradato nel nostro Paese per scontare la condanna per un reato che non ha commesso né avrebbe potuto commettere. Quando gli fanno scattare le manette ai polsi, il quarantenne slovacco lavora come conducente di autobus, ha una moglie e un figlio. Si dichiara innocente, non sa nemmeno di quale reato sia accusato.

A trovare le prove decisive per scagionarlo, è sua moglie Alena. La donna ricorda che nel dicembre del 2009, proprio nei giorni dell’omicidio, il marito era in ospedale per essere sottoposto a un intervento chirurgico: l’asportazione di un’ernia inguinale. All’epoca, Alena era al quinto mese di gravidanza.

A presentare istanza di revisione del procedimento, è stato l’avvocato Paola Maldonato: «Goga è stato giudicato in contumacia, sulla base di una dichiarazione di latitanza viziata, non ha mai avuto la possibilità di difendersi». Dopo 13 mesi di carcere da innocente, la richiesta di revisione del processo a Marian Goga è stata accolta. La sua condanna, annullata dalla Corte d’appello di Perugia alla fine di febbraio del 2017.

 

(fonte: Il Messaggero,)

Ultimo aggiornamento: 3 marzo 2017