Quindici mesi agli arresti per un riciclaggio mai commesso

Accusato di aver aiutato un amico a ripulire parte del denaro trafugato a una donna disabile, un imprenditore irpino passa più di un anno tra carcere e arresti domiciliari. Condannato in primo grado, assolto in appello perché il fatto non sussiste.

SCHEDA

Ciro Ferrara

Avellino (Avellino)
  • Anno
  • 2020
  • Reato
  • Riciclaggio
  • Avvocato
  • Gaetano Aufiero
  • Giorni di detenzione
  • 120 (carcere) 330 (arresti domiciliari)
  • Errore
  • Intercettazioni
  • Risarcimento
  • Richiesto

Arrestato per riciclaggio. Condannato. Costretto a passare quindici mesi, tra carcere e arresti domiciliari, da innocente. E poi sottoposto alle tremende conseguenze che ogni carcerazione ingiusta porta con sé: gogna mediatica, immagine personale e professionale in polvere, problemi di salute. È quello che è capitato a Ciro Ferrara, un imprenditore originario di Avellino, che da anni vive e lavora in Lombardia.

Tutto comincia nel 2019. Ferrara viene intercettato mentre parola con un altro imprenditore avellinese, suo amico d’infanzia, arrestato dalla squadra mobile del capoluogo irpino per riciclaggio, truffa aggravata, falso e sostituzione di persona. A una donna disabile sarebbero stati sottratti 300 mila euro in buoni fruttiferi.

Nelle intercettazioni finite nel mirino degli inquirenti, si sente Ferrara parlare di una commessa di tabacco del valore di 200 mila euro che la sua azienda sta facendo arrivare dalla Bulgaria. Ma secondo gli investigatori, quella commessa e i relativi bonifici sono soltanto un modo per ripulire il denaro trafugato alla donna e assicurare un cospicuo guadagno a un vecchio amico d’infanzia.

Ciro Ferrara viene così arrestato e condotto nel carcere di San Vittore, a Milano. Il suo difensore, l’avvocato Gaetano Aufiero, produce immediatamente al Gip di Avellino, Fabrizio Ciccone, una serie di documenti per dimostrare la veridicità e la correttezza di quella compravendita di tabacco. Ma non c’è niente da fare: la documentazione verrà considerata fasulla o comunque non in grado di chiarire la situazione e ottenere la scarcerazione di Ciro Ferrara.

L’imprenditore intanto subisce le dure conseguenze della vita dietro le sbarre. Deperisce a vista d’occhio, nei quattro mesi che trascorrerà a San Vittore perderà addirittura venti chili di peso. E poi soffre moltissimo l’impossibilità di vedere i figli e le difficoltà per ottenere l’autorizzazione a incontrare la madre. La sua azienda continua a perdere soldi, fino ad arrivare a un passo dal fallimento. Lui arriva a pensare al suicidio.

Il suo avvocato ottiene finalmente i domiciliari, ma, al termine di un processo con il rito abbreviato davanti al Giudice delle udienze preliminari di Avellino, Ciro Ferrara viene condannato a tre anni di reclusione.

L’avvocato Aufiero ricorre in appello. E qui, davanti ai giudici di secondo grado del Tribunale di Napoli, la situazione cambia: nonostante il procuratore generale abbia chiesto la conferma della condanna per Ciro Ferrara, la corte è invece di parere opposto. Per l’imprenditore irpino arriva così l’assoluzione perché il fatto non sussiste: non c’è stato riciclaggio, dunque forse Ferrara non doveva neanche essere arrestato. E a questo punto potrà chiedere anche un risarcimento per ingiusta detenzione.

 

(fonte: The Wam, Irpinia News)

Ultimo aggiornamento: 17 ottobre 2020