Cento giorni agli arresti per una rapina mai commessa

Lo accusavano di aver aggredito e derubato un cittadino indiano, insieme con un complice. Ma né lui né l’altro avevano mai portato a termine quel corpo. Storia di un cittadino rumeno, assolto e risarcito per ingiusta detenzione.

SCHEDA

Vittima Anonima

Latina (Latina)
  • Anno
  • 2020
  • Reato
  • Rapina
  • Avvocato
  • Giancarlo Vitelli
  • Giorni di detenzione
  • 49 (carcere), 54 (arresti domiciliari)
  • Errore
  • Indagini
  • Risarcimento
  • 19 mila euro

Questa è la storia di un cittadino rumeno, che ha voluto restare anonimo, accusato di una rapina mai commessa, arrestato e costretto al carcere prima e agli arresti domiciliari poi, condannato in primo grado e soltanto alla fine assolto perché riconosciuto completamente innocente. Protagonista dunque suo malgrado di un errore giudiziario che lo ha reso vittima di ingiusta detenzione.

Era il marzo del 2011, a Latina. Secondo l’accusa, il rumeno, 37 anni, incensurato, operaio in un’azienda idraulica della città, aveva rapinato un cittadino indiano ricavando dall’aggressione un bottino di 400 euro. Gli inquirenti si erano convinti che avesse agito con un complice, in realtà anche lui del tutto estraneo ai fatti.

Arrestato, il rumeno era finito in carcere il 7 ottobre 2011. E vi era restato fino al 25 novembre, quando erano stati per lui disposti gli arresti domiciliari (che sarebbero terminati solo nel gennaio 2012). Durante la fase delle indagini preliminari,  l’imputato – difeso dall’avvocato Giancarlo Vitelli – si era sempre professato innocente respingendo le accuse e negando ogni coinvolgimento nell’episodio contestato. Le difese, la sua e quella del suo presunto complice, avevano anche chiesto un incidente probatorio per cristallizzare la deposizione della vittima, ma l’esame era stato respinto. E la vittima della presunta rapina era poi tornata in India.

In primo grado il cittadino rumeno è ritenuto colpevole e condannato alla pena di tre anni e nove mesi di reclusione. La sentenza viene ovviamente impugnata dalla difesa e questa volta il verdetto si ribalta: il 19 ottobre 2017, a sei anni e mezzo di distanza dall’arresto, i giudici della Corte d’Appello assolvono il rumeno con la formula più ampia: perché il fatto non sussiste. Con lui, anche il presunto complice viene riconosciuto non colpevole della presunta rapina che gli era stata addebitata.

Una volta divenuta irrevocabile la sentenza, l’avvocato Vitelli presenta un’istanza di riparazione per ingiusta detenzione: vuole che il suo assistito venga in qualche modo indennizzato per i 49 giorni in carcere e i 54 agli arresti domiciliari, considerando le pesanti ripercussioni che quell’arresto ha avuto per il rumeno, in primis la perdita del lavoro.

Il 27 maggio 2020 i giudici della Corte d’Appello di Roma accolgono la domanda. Sottolineano come la carcerazione del rumeno sia stata illegittima ed evidenziano il ruolo della difesa, che aveva svolto indagini (consegnate in Procura) capaci di dimostrare che l’imputato non si trovava fisicamente nel luogo dove erano avvenuti i fatti. I magistrati Patrizia Campolo, Raffaele Toselli e Maria Elena Mastrojanni, della quinta sezione penale della Corte d’Appello della capitale hanno quindi riconosciuto l’indennizzo economico per la detenzione illegittima: 19 mila euro.

 

(fonte: Latina Oggi)

Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2020

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