Yara, il falso video che non può passare sotto silenzio

Yara Gambirasio, di Brembate di Sopra, fu uccisa nel 2010. Il processo contro Massimo Giuseppe Bossetti, presunto assassino, è in corso. Ma il processo mediatico contro di lui è già stato celebrato. Non è simpatico, Bossetti. Al pubblico, soprattutto, piace “la prova schiacciante” con cui è stato individuato: un mega screening del Dna di mezza bergamasca. Prova scientifica.

 

Noi possiamo solo sperare che, se verrà condannato, lo sarà per prove certe: il solo Dna, al momento non sembra esserlo. Ma al processo è accaduta una cosa più grave, se osservata con il necessario rigore del garantismo. Il quotidiano Libero ha riportato un dialogo tra l’ avvocato difensore e il comandante del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Parma, Giampietro Lago, a proposito di un video divenuto famoso sui media, e a cui è stata data grande rilevanza “accusatoria”, anzi “probatoria”. Vi si vede il furgone bianco di Bossetti transitare in loop davanti alla palestra in cui Yara fu vista viva l’ ultima volta.

 

Ebbene, Lago ha ammesso che quel video, diffuso con il logo dei Carabinieri, è falso. E’ un fake, è un montaggio “concordato con la procura a fronte di pressanti e numerose richieste di chiarimenti della circostanza che era emersa”. Insomma è una “prova”, ma solo per il processo mediatico. Per chiarezza: il suddetto falso è già stato scartato come prova processuale. Bene così.

 

Ma che un gruppo investigativo specializzato delle Forze dell’ordine abbia anche solo potuto pensare di manomettere una possibile fonte di prova, e in modo “concordato con la procura”, a uso e consumo della stampa, non può passare sotto silenzio. E’ un fatto che non può esistere in uno stato di diritto. Che poi, ahinoi, più o meno è sempre quello del caso Tortora.

 

(fonte: Il Foglio, 4 novembre 2015)

 

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