
Scagionato dalla prova del Dna, diventa ufficialmente la vittima del più grave errore giudiziario mai commesso negli Stati Uniti. Quando aveva 19 anni, venne identificato come l’autore di uno stupro e di una rapina sulla base di alcune fotografi
Il primo archivio su errori giudiziari e ingiusta detenzione
Dopo aver passato vent’anni in carcere con l’accusa di stupro e omicidio, Kenneth Ireland è stato rimesso in libertà lo scorso 5 agosto, dopo che il test del dna lo ha finalmente scagionato.
Un giovane operaio albanese abitante a San Concordio è stato prosciolto dall’accusa infamante di aver partecipato come autista al massacro della baby prostituta albanese Laureta Josifi trovata carbonizzata nel maggio 1998.
In carcere ha trascorso 194 giorni, con accuse gravissime, come quella di aver fatto parte di un’associazione mafiosa. Ma lui, C. T., maresciallo dei carabinieri, all’epoca in servizio in provincia di Bari, è stato assolto in tutti e tre i gradi di giudizio.
Novanta milioni di lire. E’ la somma che, secondo lo Stato, spetta come indennizzo per un anno di ingiusta detenzione in carcere.
Novemilacinquecentocinquantasette. Cioè, in cinque anni è stato accertato l’arresto ingiusto di quasi diecimila persone – diecimila persone!. Che poi vuol dire una media di circa cinque al giorno. Cinque persone ogni giorno ingabbiate senza che ce ne fosse motivo.
Prosciolto l’alto magistrato dall’accusa di corruzione in atti giudiziari con la formula più ampia: il fatto non sussiste.
In un’intervista al Giornale Serena Grandi ricostruisce la vicenda giudiziaria che l’ha vista involontaria protagonista e dalla quale – dopo sei anni ed alcuni mesi anche di arresti domiciliari – è uscita innocente così come ne era entrata.