Maddalena, gli avvocati e le manette

Marcello Maddalena magistrato

L'ex procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena

Ex giudice istruttore a Torino negli anni 70, poi procuratore della Repubblica presso il tribunale, infine procuratore generale della Corte d’appello del capoluogo piemontese, Marcello Maddalena è stato un magistrato di primo piano. Ha istruito e seguito inchieste importanti (un esempio per tutti: la vicenda Telekom Serbia) ed è stato tra i fondatori della componente Magistratura Indipendente, lasciata all’inizio dello scorso anno per entrare in “Autonomia e indipendenza” di Piercamillo Davigo.

 

Nell’articolo che riprendiamo da Il Foglio, Massimo Bordin racconta un aneddoto e ricorda il passaggio di un libro: entrambi hanno come protagonista il magistrato Maddalena, uno è relativo a un suo pensiero sulla categoria degli avvocati, l’altro sulla custodia cautelare e in generale sul concetto di arresto. Entrambi molto interessanti da conoscere, perché aggiungono qualcosa a posizioni già note.

 

Era un convegno sulla giustizia che si svolgeva, nella seconda metà degli anni 80, al tribunale di Roma con varie relazioni e tavole rotonde. Come sempre partecipavano magistrati e avvocati. Non me ne ricordo molto ma un episodio mi è rimasto impresso. In uno dei dibattiti  a contorno di quelli più affollati e per così dire di cartello, si parlava dei consigli giudiziari, strutture di peso molto relativo, allora come oggi, nel nostro sistema giudiziario.

Valse comunque la pena averlo seguito perché vi si verificò un incidente significativo quando, a proposito della possibilità di dotare di diritto di voto i pochi avvocati presenti in quei consigli che esprimono un parere, null’altro, sui magistrati, Marcello Maddalena, magistrato a Torino dove allora credo fosse giudice istruttore, si dichiarò assolutamente contrario con la seguente argomentazione: “Non scherziamo. Qua si sta proponendo di chiedere il parere su di noi ai rappresentanti dei delinquenti”.

Naturalmente, e giustamente, gli avvocati insorsero e a me rimase impressa l’espressione del dottore Maddalena che si guardava in giro con l’aria di quello che si chiedeva: “E che avrò detto mai? Non è forse così?”.

Il dottore Maddalena è ormai andato in pensione, da procuratore generale di Torino, ma sulla sua opera rimane un libro intervista, edito nel 1994, dove il magistrato evoca quello che chiama “il momento magico delle manette”. Chi lo intervistava era, naturalmente, Marco Travaglio. Fa riflettere che, a decenni di distanza, alle prese con la legge di riforma, il giudizio dell’Anm sui consigli giudiziari e non solo, non sia cambiato in nulla nella sostanza.

 

(fonte: Massimo Bordin, Il Foglio, 15 ottobre 2016)

 

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