Ingiusta detenzione, come si calcola il risarcimento

Come viene calcolata l’entità della riparazione per ingiusta detenzione? In che modo si arriva a stabilire la somma che viene corrisposta a chi è stato in custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, ma poi è risultato innocente? Qual è il limite massimo della somma che dev’essere versata a titolo di indennizzo, previsto in questi casi? Cerchiamo di dare una risposta a queste domande: eviteremo tecnicismi, ma saremo inevitabilmente costretti a semplificare un po’ il discorso.

Partiamo da un presupposto: in caso di ingiusta detenzione, lo Stato stabilisce che nei confronti di chi l’ha subita deve essere versato un indennizzo – che è cosa diversa dal risarcimento –  perché il danno è stato frutto di una legittima attività dell’autorità giudiziaria. Ecco perché viene determinato in base a calcoli precisi, sulla base di parametri di riferimento e con un tetto massimo.

Quali sono? Anzitutto, per quantificare l’importo da corrispondere in caso di ingiusta detenzione, la Corte d’Appello nel cui distretto è stata pronunciata la sentenza o il decreto di archiviazione tiene conto di due criteri fondamentali:

 

  • Quantitativo, che si basa cioè sulla durata della custodia cautelare ingiustamente sofferta.
  • Qualitativo, che si fonda sulla valutazione caso per caso delle conseguenze negative derivate dalla privazione della libertà personale (per esempio i danni per la reputazione causati dalla pubblicazione sui media della notizia dell’arresto).

 

Il limite massimo di un indennizzo per ingiusta detenzione è fissato in 516.450,90 euro (tutti i tentativi di alzare questo tetto finora sono falliti).

Questo importo funge anche da base di partenza per calcolare la somma prevista per un singolo giorno di detenzione. In che modo? Dividendolo per il numero massimo di giorni che la legge prevede per la custodia cautelare (6 anni, pari a 2186 giorni).

In pratica:

 

516.456,90 : 2186 = 235,82 euro

 

L’ammontare di un singolo giorno trascorso agli arresti domiciliari viene invece fissato di solito nella metà: 117,91 euro. L’importo finale così calcolato viene liquidato dal Ministero dell’Economia ogni anno.

 

Valentino Maimone & Benedetto Lattanzi

ultimo aggiornamento: 26 giugno 2018