“Ho rivisto la storia di Tortora con le lacrime agli occhi”

Francesca Scopelliti

Francesca Scopelliti

«Dopo la proiezione di “Tortora – Una ferita italiana” mi sono resa conto di aver pianto. Volevo scusarmi con gli altri spettatori, ma erano tutti in lacrime…»: Francesca Scopelliti, giornalista, politica, compagna di Enzo Tortora, parla del documentario di Ambrogio Crespi che, con la sua esclusione dal Festival di Roma, ha sollevato tante polemiche. Martedì 12 il film sarà proiettato, in anteprima nazionale, alla Camera dei Deputati.

 

Francesca Scopelliti, quanto è importante che il pubblico veda questo film?

«Molto importante, perché su Enzo Tortora è stato realizzato poco… Una fiction Rai prodotta da Fulvio Lucisano e tratta dal libro di Vittorio Pezzuto ha dato la stura. Su Tortora è stato fatto poco per quello che ha rappresentato per la televisione, per il giornalismo e anche per la Giustizia. E questo è un rimprovero che faccio alla Rai, sempre pronta a commemorare De André, Battisti, Fellini. Ma per Enzo c’è stato un silenzio assordante, come se oggi desse fastidio sentir parlare di quest’uomo perbene che per forza fa pensare a dei magistrati permale».

 

Cosa ha da dire la storia di Enzo Tortora ai giovani che non l’hanno mai conosciuto?

«Quella di Enzo è una storia fatta di eccellenze: si costruì una carriera giornalistica da solo, puntando sulla sua intelligenza. Una cosa importante soprattutto oggi, che tutti cercano strade facili. Fu un’eccellenza anche come imputato; ha affrontato tutto con grande dignità, senza pietire clemenza. Ha fatto del suo caso il caso Italia ed è stato esemplare anche nella malattia: la sua è una storia che deve essere raccontata. Ora più che mai vista la mancanza di buoni esempi».

 

Cosa è cambiato da allora?

«Non molto… la legge sui pentiti fa meno danni. Allora 17 collaboratori di giustizia, tenuti a donnine e champagne, potevano parlare tra di loro, mettersi d’accordo su cosa dire. Credo che questo non succeda più… ma il mio rammarico più grande è che il caso di Enzo, che è stato un caso clinico, non abbia spinto a trovare delle terapie».

 

La polemica sul film di Crespi è incentrata sulla mancanza di nuovi elementi…

«Ma noi non stiamo cercando uno scoop giornalistico. Il direttore del Festival di Roma Müller ha parlato di mancanza di elementi del film per essere inserito, ma dovrebbe spiegarsi meglio. Voglio sperare che per un festival sia importante il contributo sociale, intellettuale e culturale. Cosa voleva Müller? la storia di Enzo, dopo trent’anni, è sempre quella. Il film di Tognazzi fu un pugno nello stomaco, ma Enzo era interpretato da lui, Ricky Tognazzi. A parte che Tortora era molto più bello di Tognazzi, nel nuovo film di Crespi è lui, Enzo Tortora a parlare. È una vera sferzata. Alla proiezione mi sono commossa, ho pianto, volevo chiedere scusa ai presenti. Ma alla fine piangevamo tutti. Sono felice che il film venga proiettato alla Camera dei Deputati, ora spero che quegli stessi deputati e senatori che l’hanno promosso propongano una riforma della Giustizia che si chiamerà Riforma Tortora».

 

(fonte: Antonio Angeli, il Tempo, 10 novembre 2013)

 

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