Grisham: “8 motivi per cui un innocente può finire in carcere”

Che ne sa uno come John Grisham di errori giudiziari? Se non avete mai letto nulla del padre riconosciuto del genere legal thriller, un tipo capace di vendere più di 300 milioni di copie dei suoi romanzi, tradotti in 40 lingue diverse, potreste porvi una domanda come questa. E invece siete fuori strada: John Grisham di innocenti in carcere ne sa eccome. Non soltanto perché sulla vittima di un clamoroso errore giudiziario ha scritto uno dei suoi libri più famosi (“Innocente”), ma anche perché prima di diventare autore di best seller è stato per 10 anni avvocato penalista. E soprattutto perché oggi siede nel consiglio direttivo di Innocence Project di Barry Scheck.

Insomma: quando Grisham parla di errori giudiziari, vale sempre la pena di ascoltarlo. È il caso del suo ultimo articolo per il Los Angeles Times, in cui elenca le 8 principali cause per cui gli Stati Uniti hanno un numero così alto di errori giudiziari.

Partiamo dai dati: secondo Innocence Project, gli innocenti in carcere negli Usa sarebbero tra il 2% e il 10% della popolazione carceraria. E se consideriamo che il totale dei detenuti è di 2 milioni e 300 mila, vorrebbe dire che tra 46 mila 230 mila persone innocenti si trovano oggi dietro le sbarre dei penitenziari americani.

Negli ultimi 25 anni, Innocent Project è riuscita a dimostrare l’innocenza di 349 persone grazie al test del Dna, 20 delle quali si trovavano nel braccio della morte. Nello stesso periodo, negli Stati Uniti si sono registrati 2000 casi di persone condannate che sono state riconosciute innocenti e rilasciate (200 dal braccio della morte). Ed è solo la punta di un iceberg.

Gli errori giudiziari si verificano per diverse ragioni. Secondo Grisham le principali sono otto, non necessariamente in ordine di importanza. Molte di queste possono tranquillamente essere applicate anche al nostro sistema giudiziario. Eccole.

Indagini mal condotte

La maggior parte degli agenti di polizia è fatta di persone oneste, professionali e che lavorano molto. Ma ce ne sono alcuni capace di nascondere, alterare o addirittura fabbricare prove a carico di una persona, dire il falso quando sono chiamati a testimoniare, intimidire o minacciare i testimoni, estorcere confessioni o influenzare i riconoscimenti oculari.

Cattivo comportamento dei pubblici ministeri

Anche la maggior parte dei procuratori è costituita da professionisti onesti e grandi lavoratori. Ma ce ne sono alcuni capaci di nascondere prove a discarico degli imputati o addirittura in grado di fingere di ingnorarle, o ancora di incoraggiare i testimoni a dire il falso mentendo alla giuria, ai giudici e agli avvocati difensori.

False confessioni

La maggior parte dei componenti della giuria di un processo considera impossible che una persona possa confessare un grave reato che non ha mai commesso. E invece qualunque cittadino, se portato in una stanzetta senza finestre nel seminterrato, costretto a 10 ore consecutive di interrogatorio infarcito di espedienti adottati da poliziotti esperti e smaliziati, rimarrebbe sconvolto da ciò che potrebbe ritrovarsi a confessare. Il 25% delle 330 persone scagionate grazie al test del Dna tra il 1989 e il 2015 negli Usa aveva fornito false confessioni, dopo interrogatori fiume. Quasi tutti avevano ritrattato in seguito, quando ormai era troppo tardi per evitare una condanna.

Testimonianze oculari sbagliate

Molto spesso chi è stato testimone di un atto di violenza (una rapina, uno stupro, un omicidio) ha molta difficoltà a ricordare con accuratezza i fatti e a identificarne i protagonisti. A ciò va aggiunto che la polizia tende spesso a manipolare i riconoscimenti basati sulle foto o quelli fatti di persona, indirizzando i sospetti su un determinato soggetto invece che su un altro.

Gli informatori in carcere

In ogni penitenziario c’è un criminale che sta scontando una lunga condanna. Per ottenere uno sconto di pena o condizioni carcerarie migliori, questi potrebbe essere facilmente convinto a mentire e a descrivere con dovizia di particolari la confessione di un detenuto (di solito il compagno di cella) in realtà mai avvenuta.

Avvocati non all’altezza

Chi è accusato di reati gravi molto difficilmente ha denaro sufficiente per assicurarsi buoni avvocati. Quasi sempre deve ricorrere a un legale d’ufficio, ma troppo spesso questa figura non è esperta, e comunque è appiattita sul giudice. I casi di delitti o altri reati gravi sono complessi e difficili, la posta in gioco è enorme. E gli avvocati d’ufficio non sono quasi mai all’altezza.

Giudici disattenti

I giudici dovrebbero essere arbitri imparziali il cui solo obiettivo è di assicurare processi giusti. Dovrebbero escludere confessioni che non coincidono con prove materiali e magari sono state ottenute con criteri discutibili. Dovrebbero non considerare la testimonianza di criminali matricolati spinti da motivazioni dubbie. Dovrebbero chiedere ai pubblici ministeri di produrre anche prove a discarico dell’imputato. Dovrebbero mettere in discussione la credibilità dei testimoni e dei consulenti esterni. Sfortunatamente, i giudici non fanno sempre quello che dovrebbero. I motivi sono tanti e diversi tra loro, ma il fatto che negli Stati Uniti tanti giudici siano eletti non aiuta: sanno bene che prima o poi dovranno affrontare una nuova campagna elettorale e che dunque qualsiasi decisione potrebbe influenzare il risultato. Certo, ci sono anche i giudici che non sono eletti, ma nominati: la maggior parte di loro, però, è fatta da ex pubblici ministeri.

La scienza spazzatura

Negli ultimi 50 anni, i tribunali americani sono stati sommersi da una valanga di presunta scienza. Esperti con qualifiche che nel migliore dei casi erano dubbie, nel peggiore addirittura fraudolente, hanno spacciato le teorie più bislacche per vera scienza: analisi del capello, del morso, delle impronte del piede, delle tracce di sangue… Il 71% delle condanne di innocenti individuate tramite il test del Dna erano state causate dalla testimonianza di un presunto esperto di scienza forense, inaffidabile, esagerata, talvolta addirittura creata ex novo.

Brandon L. Garrett, docente di giurisprudenza alla University of Virginia, ha studiato quasi tutte le trascrizioni dei processi da errori giudiziari in seguito individuati grazie al test del Dna: “C’è un’epidemia di testimonianze forensi sopravvalutate collegate a un flusso costante di condanne che vengono capovolte quando viene alla luce la qualità scadente delle prove fisiche”, ha scritto.

Negli Stati Uniti è accaduto troppo spesso che i pubblici ministeri abbiano permesso (talvolta anche incoraggiato) una testimonianza forense errata perché era stata modellata in modo tale da adattarsi alle loro tesi accusatorie.

La conclusione di John Grisham? I medici legali, i poliziotti, i pubblici ministeri, i giudici e gli altri soggetti del sistema di giustizia penale negli Stati Uniti, in passato hanno ampiamente omesso di fornire giustizia: “Dobbiamo fare meglio”.